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Pezzo da Maestro!

Solitamente non partecipo a provini per Reality show!

Sostanzialmente perché non amo i Reality Show!

Anzi, li trovo irritanti, noiosi, banali; programmi, insomma, il cui unico motto è “Tutto fa audience! e di conseguenza si assiste ad ogni tipo di porcheria mediatica perpetrata da soggetti altamente improponibili. Eppure, quando ho sentito parlare di questo nuovo format di RAI3 denominato “Masterpiece”, prodotto da tale Fremantlemedia, devo confessare che un leggero interesse in me è stato destato.Master1

Tale format descrive, sulla carta, un reality di genere culturale: gli ammessi alle selezioni devono aver scritto un romanzo, mai pubblicato. Ne viene scelto un certo numero (non precisato) che partecipa al programma vero e proprio: i candidati dovranno quindi sostenere alcune prove di abilità letteraria che gli autori man mano ideeranno nel corso della trasmissione. Per colui, o colei, che vincerà si prospetta la agognata pubblicazione del proprio romanzo grazie ad una nota casa editrice (anche questa non specificata).

Sebbene mi sia chiesto quale interesse potesse destare all’italiano medio sotto-acculturato un programma dove si dovrebbe discutere e dibattere tutto il tempo di argomenti legati alla scrittura di un testo, oppure di disquisizioni su autori, stili letterari, citazioni, regole grammaticali e chi più ne ha più ne metta, fiduciosamente ho inviato il mio manoscritto inedito (intitolato TRIANGOLO SCALENO), attendendo una risposta, che puntualmente è arrivata tramite e-mail:

“GIOVEDì 12 SETTEMBRE 2013 ORE 09.30 presso gli STUDIOS di Via Tiburtina 521 a Roma.”

Non so per quale insano motivo io abbia creduto che si trattasse di un provino su appuntamento, cioè, che fosse un’audizione seria e reale. Forse perché stavolta si aveva a che fare con degli aspiranti scrittori il cui desiderio, prima di essere quello di voler andare in TV ad ogni costo, fosse il veder pubblicato un loro scritto partorito da un puro sforzo cerebrale (più o meno immane)! Ovviamente mi sbagliavo alla grande!

Giunto agli Studios alle 9:30, la situazione che mi si presentava davanti agli occhi era impressionante e drammatica (come da foto allegata).

Masterpiece

Più di duecento persone accalcate contro le transenne, come animali in attesa di essere macellati, con quella tipica aria spaesata di chi non sa bene cosa gli stia capitando. Ora, io avevo percorso pochi chilometri con lo scooter per arrivare in loco, visto che abito a Roma, ma era presente gente che giungeva dagli angoli più disparati della penisola, dalla Sicilia alla Val d’Aosta, persone che avevano sborsato di tasca loro i soldi per il viaggio e per un’eventuale alloggio la sera precedente.

Venivano dunque assegnati, dopo più di un’ora d’estenuante attesa in piedi, i numeri seriali per partecipare all’audizione: a me è toccato il 112. Non avendo niente da fare per tutto il giorno, ho deciso di aspettare il mio turno. Tragico errore di valutazione. Sono entrato nella stanza del provino esattamente otto ore e mezza dopo l’orario scritto nella mail. Otto ore e mezza! E io non avevo un numero altissimo. Non oso immaginare quando abbia sostenuto il suo “inutile” colloquio colui il cui adesivo sul petto recava il numero 197!

Parlo di “inutile” colloquio perché, al contrario della povera gente inconsapevole assiepata lì, io dopo un po’ ho capito quale fosse il nostro reale scopo quel giorno: pubblicità all’evento e partecipazione gratuita. Nient’altro. Infatti, per tutto il giorno, alcuni sedicenti operatori armati di telecamera e microfono, si sono aggirati per le sale riprendendo, intervistando, ficcanasando a più non posso; sono convinto che parte di quei filmati verranno utilizzati nel corso del programma. Gratuitamente, ovvio! Perché la liberatoria che abbiamo firmato dichiarava chiaro e tondo che noi davamo il consenso ad usare la nostra immagine, i provini, le interviste, e tutto il resto, senza pretendere nulla in cambio.

Mossa deliziosa da parte della produzione!

Naturalmente scommetto che nessuno di quelli che erano presenti all’audizione, alcuni dei quali ho avuto il piacere di conoscere, verrà effettivamente preso per partecipare al programma.

Siamo in Italia, diamine!

Ma se solo quel giorno molti si sono accorti che le ragazze “culturalmente più dotate” si avvalevano di una corsia perferenziale che permetteva loro di essere “esaminate” saltando a piè pari l’immane coda!

E quello a cui ho partecipato io era soltanto uno dei provini programmati. Si parlava di almeno altri due giorni a Roma e un altro a Torino, se non vado errato. È aberrante!

Mi cadono le braccia al solo pensiero che la Televisione Italiana sia organizzata in questo modo: usare le speranze e i sogni di poveri ignari disgraziati per un bieco interesse commerciale per me è inconcepibile. Eppure so da tempo che è di uso comune. E poi diciamocelo in faccia! I partecipanti a questo provino erano aspiranti scrittori, mica gente dello spettacolo! Il profilo di uno scrittore è basso: in genere è un essere umano introverso, mal vestito, che parla poco e appare anche meno! Chi avesse sperato davvero di esser preso per andare a finire in TV avrebbe dovuto fare i conti con la propria immagine, innanzitutto!

Non credo che ci sia altro da dire, tranne che per me questo è uno schifo al quale non avrò più l’indecenza di partecipare. La mia triste prima e ultima volta!

Per chi ancora crede in tali assurde messinscene, beh, io gli auguro “buona fortuna”.

Per me, come sempre… AD MALORA!

 
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Pubblicato da su 2 ottobre 2013 in Pensieri.

 

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Perdibile Offerta Editoriale ! ! !

“Sono stanco come un Albatros dopo che ha attraversato l’oceano volando con un’ala sola. Rientro finalmente a casa. Serata di lavoro nemmeno tanto intenso. Ecco che il mio sguardo ossuto e tapino si ferma sulla buca delle lettere. Un involucro abbastanza consistente è stato con viva forza incastrato nella mia cassetta della posta. Ho paura che gli apprezzamenti da me scritti riguardo al postino non gli siano giunti proprio come complimenti. Beh, del resto l’ho insultato pesantemente! Già dalla grafica esterna del pacco, posso prefigurarmi di cosa si tratta. Le opzioni sono due: o è la richiesta d’aiuto monetario della società no-profit Varenne che cura la scoliosi nei puledri roani di un certo ceto sociale, oppure è la pubblicità per un pellegrinaggio al Santuario della Madonna Indispensabile delle Sette Piaghe, con annesso cadeau di set di pentole senza coperchi per sedici persone. Una volta aperta la busta, m’accorgo del mio errore di valutazione. Si tratta, al contrario, dell’ennesima, straordinaria, imperdibile, immarcescibile, suppellettile, retrattile, proposta editoriale. Sgrano gli occhi per la meraviglia. Sono sorpreso come la fata turchina durante un trip di acido ialuronico! Da quando ho avuto l’ottusa idea di voler far pubblicare il mio primo romanzo (s’intitola Triangolo Scaleno ed è obiettivamente un capolavoro!) mi sono piovute addosso almeno una ventina di queste bellissime offerte editoriali. Tutte corredate di colorati depliant nei quali si spiegano le immense opportunità della suddetta casa editrice: sono in grado di (udite, udite!) pubblicare il tuo libro, stampano addirittura la copertina, c’è anche il prezzo sopra, figuratevi! Poi sono dispostissimi a distribuirlo nientemeno che nelle librerie di loro competenza, e a sforzarsi (ma quello soltanto un poco!) di venderlo. Tutto ciò ha dell’incredibile! E io che ho sempre creduto di dover fare tutto da solo!

Non ho parole.Libro e sangue

Dopo questa baluginante dimostrazione di assoluta competenza nel campo “libresco”, passo a leggere il contratto che hanno allegato. È qui che l’azienda stampatrice dà il suo meglio. Un’enormità di parole. Scritte in piccolo, in corsivo, in neretto, in buon stile Times New Roman. Sostanzialmente ripetono quanto già detto nei depliant, ma con un’aggiunta in più. Eh già! Ad un certo punto, resta sottinteso, ti devi assumere l’onere (una sciocchezza, dicono!) di comprare un certo numero di copie per puri scopi personali. Annuisco. Mi sembra giusto: metti che uno vuole farsi un po’ di pubblicità da sé, che ti venga in mente l’idea di fare un regalo a qualcuno, che ne so?, che ti prenda il desiderio di avere tre copie tutte per te da sfogliare nei momenti più difficili chiuso in bagno. O come rialzo per un tavolo sghembo, per esempio. Ognuno ha il diritto di poter usare il proprio libro come vuole! Leggo il numero di copie evidenziato in grassetto.

185. sgrano gli occhi. Forse ho letto male. Rileggo meglio. No, no, sono proprio 185.

Centottantacinque? E che cazzo ci devo fare con centottantacinque copie del mio libro?!? Faccio un riepilogo mentale dei miei amici. Ci metto dentro anche i conoscenti. Inserisco nel novero anche qualcuno che mi sta sulle palle, a questo punto, tanto per fare numero. Non arrivo nemmeno a un quarto delle copie. E il resto? Che fine fa il resto delle copie? Mi immagino, tra qualche anno, a girare con uno zaino bello carico per strada cercando di vendere a chiunque il mio libro, oppure a lanciarlo dalla finestra di casa mia: chi viene colpito in testa se lo può tenere. Assurdo!

Dopo il primo momento di frenesia, razionalizzo e tento di focalizzarmi su un altro aspetto non marginale della faccenda. Il lato pecuniario. Il prezzo di copertina sarebbe di 13,90 Euro a copia, io ne devo acquistare 185. Uhm… Vediamo. Sono esattamente 2571,50 Euro. No, ho sbagliato. Rifaccio il calcolo. No, no, sono proprio 2571,50 Euro.

Impallidisco. E dove li prendo duemilacinquecento e rotti Euro di sangue e sudore? E poi perché? Se vado in una tipografia e faccio stampare per conto mio tremila copie del libro, non ne spendo nemmeno la metà! E con una piccola ulteriore spesa me lo posso far registrare all’indice ISBN! Certo, non sarà presente sullo scaffale più prestigioso di super librerie qualificate, ma con quella somma posso azzardarmi anche a prendere in affitto un’intera libreria tutta per me!

Mi sembra una proposta interessantissima. Circostanziata, semplice e chiara. Sono davvero così avvinto da quest’offerta che so già dove catalogare il plico che stringo tra le mani: il cestino spazzatura è perfetto.”

Dopo aver raccontato solo l’ultima di queste mie mitiche avventure (la forbice di prezzo variava dai 990 Euro ai 4100 Euro per poter pubblicare!) io mi chiedo: ma non c’è nessuno che vigila su questa immane porcheria? Sicuramente no. Perché dovrebbero? Eppure dico: perché Wanna Marchi è stata condannata e questi cialtroni lestofanti scorrazzano impuniti nelle cassette della posta d’Italia? Nessuno infrange la legge, ovviamente. Possono farlo perché qualcuno ci guadagna, ovviamente. Perché qualche malcapitato, magari uno scrittore improvvisato dell’ultima ora, crede davvero di poter svoltare pubblicando il suo best-seller. E, incauto, paga. Il suo libro resta in libreria il tempo necessario, quello minimo. Nessuno all’interno della casa editrice è interessato a spingere il suo romanzo, perché il guadagno per loro c’è già stato. Se poi, per un puro miracolo, il libro si vende, tanto meglio! Ma il rischio è soltanto di chi scrive e paga.

Per il resto è una truffa. Chiamatela come volete ma per me è una truffa bella e buona!

Per la cronaca: la prima volta che ricevetti una di queste offerte provai a chiamare per avere informazioni. Come ho potuto subitamente appurare, nessuna delle persone con cui ebbi il caso di parlare dava l’idea d’aver letto il mio libro; restavano sul vago, come se fosse un copione mandato a memoria. Ne dedussi che spedivano proposte a chiunque, basta che gli inviavi un manoscritto qualsiasi, anche l’elenco del telefono scritto in cirillico! È tipico delle truffe: si punta a buttare in mare quante più esche possibile, tanto nel mucchio qualche pesce abbocca!

Che schifo!

Le case editrici serie non chiedono MAI soldi! Se credono in un progetto sono pronte a pubblicarlo a loro spese. Poi si tengono la maggior parte degli introiti ricavati dalle vendite del libro, ma questa è un’altra, corrotta, storia!

AD MAOLRA!

 
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Pubblicato da su 5 dicembre 2012 in Pensieri.

 

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