RSS

Archivi tag: Teatro

Ridate corrente ai salmoni!

Non ci sto più, davvero. E ora lo voglio scrivere a chiare lettere: BASTA!

Questa mania degli ultimi anni di dover a tutti i costi semplificare i concetti e le idee in modo che siano fruibili ad un pubblico sempre più vasto mi sta iniziando a dare il voltastomaco!semplificare

Io comprendo che la cultura si sia espansa orizzontalmente in questi ultimi decenni di sfrenato accesso ai canali virtuali, capisco che così facendo sia arrivata meno informazione a tutti impoverendo il bagaglio culturale generale, ma cavolo! A tutto c’è un limite. Ormai i film, i libri, il teatro, gli organi di stampa, la politica, la scuola, si affannano ad una corsa verso la semplificazione estrema. Ogni concetto deve risultare chiaro, leggibile, immediato e piacevole, in modo che sia facilmente riconoscibile. Ed ecco che le persone cominciano a fare sempre meno fatica a capire le cose, sono sempre meno attente, mentalmente pronte, sempre meno curiose di scoprire il nuovo; i processi cognitivi stanno regredendo a quelli di un bimbo di sei anni (nemmeno tanto sveglio!).

Siamo in crisi, è vero. Concordo sul fatto che più la cultura sia fruibile alla grande massa più introiti ne ricavi, però guardatevi intorno. I film sono girati con sempre maggiori effetti speciali, ma stringi stringi non hanno nessuno scopo se non quello di “intrattenere” per un paio di ore. Il teatro è pieno zeppo di “commediette” leggere, scritte apposta per far ridere e non far pensare, tutte uguali, colme dei soliti stereotipi, con quasi nessuno spunto per una riflessione più profonda. I libri sono a stento scritti in italiano, ormai, e i temi che vanno per la maggiore sono assolutamente sciocchi, vacui e poveri di contenuto. Così come gli articoli sui giornali, scritti di fretta, banali, sterilmente asserviti. La politica stessa non è più una cosa seria (se mai lo è stata!), piena di figure che dire patetiche è far loro un favore.

SalmoneCosì andiamo male. E finiremo peggio. Ci sono concetti, idee, emozioni, sentimenti che hanno fatto la storia dell’umanità per tutti questi millenni: non possono essere banalizzati in questo modo. Dico io: un salmone non possiede la consapevolezza, non è necessario che ce l’abbia: risale la corrente per istinto, si muove spinto solo da bisogni primari. Gli esseri umani stanno diventando peggio dei salmoni: non si sforzano nemmeno più di risalire la corrente! Si lasciano trascinare beatamente, e poi a loro ci penserà qualcun’altro. Senza farsi domande, senza cercare di vedere al di là. – Lo so. lo so. Un popolo di pecore belanti fa comodo a chiunque, ma è dovere di ogni uomo quello di innalzarsi dal basso livello in cui è posto per cominciare a volare. O quanto meno a sognare di farlo.

Mi spiace, ma ho tollerato abbastanza in passato. È arrivata l’ora di ribadirlo. Se non capisci un concetto, forse è anche colpa tua che non ti sei dato gli strumenti per capirlo, non sempre la mia che mi spiego in maniera difficile. Se idee come giustizia, libertà e democrazia suonano come demagogiche, è perché magari sono state usate in maniera impropria e banale. Se non comprendi un ragionamento, mi sa che è arrivato il momento di far funzionare le cellule grigie del cervello. Ai tempi miei a scuola si diceva che gli assenti hanno sempre torto. Era vero. Lampante. Se non sai le cose è colpa tua. Recupera. Mi chiedo: da quando gli assenti hanno cominciato ad avere ragione?

E soprattutto mi chiedo con voce sempre più indignata: da quando fregarsene è diventato l’unico modo per affrontare un qualcosa di complicato?

AD MALORA.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 10 aprile 2015 in Pensieri.

 

Tag: , , , , , , , , , ,

Curriculum vitae

La mia storia ebbe inizio tanto tempo fa. Ero giovane, allora, pieno di sogni e voglia di volare.

Fu proprio in quel periodo che m’innamorai ingenuamente di una delle quattro figlie della mia vicina di casa: la più tenace, la più risoluta; ella, purtroppo, non ricambiò mai il mio sentimento. Ricordo che soffrii molto di questo amore non corrisposto. Dopo un po’ impazzii e cominciai a parlare con un grosso coniglio bianco, che ben presto divenne il mio più grande amico. Crescendo, dovetti prendere una decisione impopolare: fui costretto a imprigionare la promessa sposa di mio figlio, poiché ella aveva infranto la severa legge di Tebe. Questo mio gesto avventato recò immense sciagure ai miei cari. Quindi sentii ancora gli ardori dell’amore, questa volta nei confronti di una giovane fanciulla di Verona. Lei mi diede in cambio il suo cuore e la sua anima. Ma le nostre famiglie erano in guerra tra di loro, perciò fummo costretti a sposarci all’insaputa di tutti. Quindi scappai nel fitto della foresta, nottetempo, in compagnia della mia innamorata, ma uno strano sortilegio fece sì che smarrii il mio amore e la retta via. Mi ritrovai, allora, a cantare e ballare per gli avventori di un losco locale malfamato in una Berlino traboccante di svastiche e di intolleranze antisemite. Fu lì che presi la decisione, insieme ad un gruppo di attori, di mettere in scena un dramma alla vigilia di Natale per salvare un teatro dalla chiusura e per dare un senso alla mia esasperante esistenza. Mi ritrovai, dunque, in un teatro come improvvisato datore luci per uno spettacolo, alle prese coi ricatti di una sedicente regista. Dopo di ché, presi la decisione di affiliarmi ad una cosca malavitosa spagnola, in modo da diventare uno degli uomini più potenti e temuti di tutta Siviglia. Fatto questo, mi insinuai con cattiveria assoluta nelle orecchie e nella mente del mio comandante, instillando nel suo cervello fiducioso il tarlo verde della gelosia. Il poetaMa ciò non poteva restare impunito! Venni a mia volta ingannato e mandato a morire inconsapavolmente da un Re bramoso delle attenzioni e dell’amore della mia bellissima consorte. Trascorso un lasso di tempo, mi trovai a minacciare un povero attore roteando un grosso spadone medievale, mentre un’affascinante dama cercava di placare il mio animo sconvolto. Quindi, finalmente, presi moglie. In principio non fu un matrimonio felice, visto che lei aveva un carattere piuttosto bisbetico e selvatico; tuttavia, grazie alle mie tattiche rudi e dirette, riuscii a farla ragionare e a farmi amare. Ma il destino talvolta è piuttosto bizzarro. Toccò a me stavolta subire la lezione che avevo appena impartito: anche se non volevo più saperne delle donne, le belle maniere suadenti e i modi affabili di una procace locandiera fecero vacillare ogni mio proponimento. Solo per essere, alla fine, dileggiato e deriso! Per molto tempo rimasi chiuso nel mio dolore, innamorato segretamente di una leggiadra fanciulla dai capelli rossi, agli occhi della quale io non ero altro che un buon amico d’infanzia. Sarà stato per il mio aspetto non proprio gradevole, data la grande appendice penzolante in mezzo al mio viso, fatto sta che non son mai stato capace di rivelarle il mio amore, se non per interposta persona. Poi, presi a frequentare una ragazza veneziana dallo spirito fumantino: quello fu un periodo carico di litigi furiosi e di gelosie reciproche. Quindi cercai in tutti i modi di risolvere un mistero insito nel DNA umano, sebbene sapessi di mettermi apertamente contro il Sistema che ci controllava. Furono momenti di tensione: venni ricercato e inseguito fino all’estremo limite della galassia! Subito dopo, mentii, uccisi, raggirai, per usurpare il trono di mio fratello. Lo so, il mio comportamento fu riprovevole, da cane deforme e menomato quale ero, ma in cuor mio sapevo che il titolo di Re spettava a me di diritto! Quindi me lo presi con la forza ad ogni costo! Le menzogne m’accompagnarono anche più tardi, quando per entrare nelle grazie di una fanciulla inglese di buona famiglia, dissi di chiamarmi con un altro nome, fingendo di essere ciò che non ero: onesto! Uno stratagemma simile escogitai poco più tardi, quando scambiai i miei vestiti e la mia identità con quella del mio servo per poter osservare in piena libertà la donna che mio padre aveva scelto per me. Solo che ignoravo che lei aveva avuto la medesima trovata! Tuttavia, la mia timidezza e il mio continuo indugiare, per poco non mi fecero perdere l’amore di una bella donna inglese, cui ebbi la fortuna di conoscere tempo dopo. La sorte volle che lei attese con pazienza che io mi facessi coraggio e le chiedessi finalmente la mano. Per poi finire avvelenato dalle brame di mio zio, il quale precedentemente aveva ucciso mio padre, aveva sposato mia madre e aveva usurpato il mio Regno e la mia corona. Anche se ci rimisi la vita, posi fine alla sua vita e almeno la mia vendetta fu completa.

Dietro le quinte

Per tutto questo e per ciò che verrà, c’è solo una cosa che posso dire: grazie. Sulle assi di legno di un palcoscenico ho avuto l’opportunità di vivere numerose esistenze, di potermi reinventare ogni volta, di viaggiare e di scoprire parti di me che nemmeno credevo di possedere. Grazie a chi mi ha dato l’opportunità di continuare a calcare il palco in questi anni, grazie a me per la costanza e la testardaggine nel tenere duro anche nei momenti più difficili. E soprattuttto, grazie a quell’immensa, eccezionale, unica e morente arte che è il TEATRO.

AD MALORA!

 
3 commenti

Pubblicato da su 10 dicembre 2013 in Pensieri.

 

Tag: , ,