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Non Omen Nomen

Avete notato come in quasi tutti i nomi dei partiti, o degli Stati, o delle Associazioni che si occupano di una determinata cosa, sono presenti degli aggettivi o dei sostantivi che poco hanno a che fare con la realtà delle cose? No?

Io ci ho fatto caso da un po’ di tempo e la cosa mi fa rabbrividire. Molto.

Volete qualche esempio?simboli partiti

Prendiamo i partiti che governano attualmente il nostro Paese: PD, ovvero Partito Democratico. Se vai a guardare bene non ha nulla in sé di democratico. Prima si chiamavano DS, Democratici di Sinistra. Niente di meno democratico e soprattutto nemmeno un’ombra di qualcosa che fosse di sinistra. O vogliamo parlare dell’altro schieramento? PdLPopolo delle libertà. In cui la parola “libertà” è messa lì per creare confusione, ma non ha un significato reale. Figuriamoci “popolo”!
Ma è così un po’ dappertutto.

La vecchia Germania dell’Est era denominata DDR, cioè Repubblica Democratica Tedesca. Essendo una consorella dell’Unione Sovietica, di democrazia lì ne avevano vista ben poca. O la stessa URSS? Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, dove il “socialiste” credo che fosse un aggettivo messo lì come una lontana eco del passato, diciamo.

Ma andiamo avanti.

Ve lo ricordate il PSI, tanto per fare un esempio? Il Partito Socialista Italiano? Non che nel corso degli anni abbia visto attuare loro una qualsiasi politica realmente sociale, eh! Però il simbolo col garofano era mitico!

O la DC? La Democrazia Cristiana? Ora, accostare la parola Democrazia (che credo che sia il termine più abusato e maltrattato dell’ultimo secolo!) al Cristianesimo è qualcosa di molto fantasioso. In effetti, della Chiesa Cattolica che tanto propugna il Cristianesimo si può dire di tutto, ma sostenere che sia mai stata una democrazia, beh!, è alquanto azzardato.

Oppure la Repubblica Popolare Cinese? Che meraviglia! Di reale nel nome c’è soltanto il fatto che si tratti di qualcosa che riguardi il popolo cinese. Forse. Per il resto è tutto abbastanza interpretabile.Congo

La maggior parte delle “Repubbliche” africane sono in realtà dittature militari. Non sto qui a fare tutti gli esempi, perché sarebbe tempo perso.. Ma ha un certo fascino questo accostamento semantico! così come in molti degli Stati del Medio Oriente, dove vale lo stesso identico discorso.O vogliamo parlare dell’Unione Europea, in cui l’unità per ora è solo un miraggio? O del famigerato Stato Islamico, che di stato e di islamico ha veramente poco?

Perché? La dicitura “Protezione Civile“? Che grande lezione lessicale! Il termine “Protezione” rimanda a qualcosa che previene un evento o un accadimento. Qualcosa che ci protegge dalle catastrofi, in questo caso. Ma non ho MAI visto intervenire in vita mia la Protezione Civile prima che qualcosa fosse realmente accaduta. Sempre a conti fatti. Chiamatela allora, che ne so?, “Riparazione Civile“, o “Rimedio Civile“. Avrebbe molto più senso.

E taccio su altro. Ce ne sarebbero degli esempi da fare! A voglia! Cercateli voi nel vostro quotidiano!

Ma allora io mi chiedo: perché fanno così? Perché non mettere un simbolo con su scritto “Partito del Tentativo di Cambiamento“? Oppure “Repubblica Militare“?

Due risposte mi sono sembrate le più sensate:

  1. Quell’aggettivo, quel termine, in realtà rappresenta un’aspirazione, una dichiarazione di intenti. Vorrebbero davvero essere democratici,liberi, socialisti, popolari. Ma è così difficile mettere in pratica un concetto!
  2. Ci prendono in giro. Il sostantivo è posizionato lì ad arte così che il “popolo bue” pensi: “Ah, allora questi sono davvero democratici! Proteggono sul serio!” E si sente subito a suo agio. Ignaro, come sempre.

Vista la scarsa considerazione che ho dell’essere umano, propendo per la seconda ipotesi. È decisamente più realistica.

Dopo tutto, a noi cittadini ci piace da matti essere presi per i fondelli! In ogni caso, con ogni mezzo. EVVIVA!

AD MALORA.

 
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Pubblicato da su 17 novembre 2015 in Pensieri.

 

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La nostra unica fede

Ogni volta che accadono episodi di violenza attorno o dentro gli stadi di calcio resto a lungo meravigliato. Non tanto per la violenza di per sé, quanto per la reazione dei media, della classe dirigente e della benpensante società civile in generale. Le persone s’indignano, si mortificano, sono subito pronte a giudicare, a sparare sentenze, a condannare o a giustificare, fino a che la cosa non si dissolve in una patetica bolla di sapone. Sempre lo stesso iter!Immagine

Io, al contrario, mi chiedo: di cosa ci meravigliamo? Questo è il sistema che alimentiamo, di cui abbiamo bisogno per vivere, che ci para il culo ad ogni occasione, e allora per quale motivo lamentarsene?

Il Giuoco del Calcio in Italia è stato eletto, da molti anni ormai, come elemento cardine nel quale veicolare ogni sorta di gioia o dolore, frustrazione o soddisfazione, di un Paese allo sbando da sempre. La nostra classe dirigente ha voluto coscientemente trasferire su questo sport tutto l’interesse possibile, in modo da poter sviare l’attenzione sul resto. Possiamo affermare che il Calcio, più che la Televisione o il Cibo, è l’arma di distrazione di massa più usata da ogni genere di potere che abbia avuto intenzione di governare questa ridicola Nazione. L’altra arma principale, efficace più di una bomba nucleare a largo impatto, è sempre stata l’Ignoranza.

Se versi questi due famigerati elementi nella stessa beuta, il composto che ne risulterà sarà, come è ovvio, altamente corrosivo e, a lungo andare, esplosivo. E capita, a volte, specie quando la situazione generale degenera in quella che oggi siamo soliti chiamare “crisi”, che rigurgiti di violenza siano molto più presenti del dovuto.

Del resto, l’ignoranza genera sempre (senza eccezioni!) violenza. Se lasci un popolo artatamente al livello poco più che primordiale, è scontato che prima o poi a una di queste “bestie con i pollici opponibili” venga in mente di mettere tutto a soqquadro, di creare panico, o di andare in giro armata ad ammazzare qualcuno. Succede così in ogni manifestazione che si rispetti, e la città di Roma ne paga ogni volta il caro prezzo. Succede ancora di più nell’ambito calcistico, il cui “tifo” è da molti anni serbatoio di frange estremiste e di criminalità organizzata.

Veramente, di cosa ci stupiamo ancora?Immagine

Risolvere il problema alla radice significherebbe spendere un’enorme quantità di risorse e denaro nell’educazione civile dei cittadini, il ché sarebbe sensato pensando da comune essere umano, ma controproducente se la stessa ottica viene ribaltata da parte della cosidetta classe dirigente. Cittadini colti e consapevoli finiscono per essere potenzialmente più pericolosi per una “democrazia” rispetto a gentaglia sottoacculturata e guidata unicamente da bisogni primari. Alla lunga è più innocuo coltivare animali umani in batteria, indirizzati e ben indottrinati, lasciandoli liberi talvolta di ammazzarsi tra di loro per un rigore non concesso.

Meglio ancora, usare la violenza di cui questi facinorosi sono capaci per incanalare la pubblica opinione, spostare l’attenzione delle masse e lasciare che loro compiano tutto il lavoro sporco. Perché di questo stiamo parlando: dell’ennesima, squallida e poco sofisticata, trovata per lasciarci tutti assopiti e ben tranquilli. Poiché, finché il Calcio sarà uno dei passatempi più amati dagli italiani sarà ben difficile che in questo Paese cambino realmente le cose; sarà quasi impossibile arrivare a quella rivoluzione radicale di cui il popolo italiota avrebbe disperatamente bisogno. Senza saperlo, purtroppo.

Come sempre… AD MALORA.

 
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Pubblicato da su 6 Maggio 2014 in Pensieri.

 

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Perdibile Offerta Editoriale ! ! !

“Sono stanco come un Albatros dopo che ha attraversato l’oceano volando con un’ala sola. Rientro finalmente a casa. Serata di lavoro nemmeno tanto intenso. Ecco che il mio sguardo ossuto e tapino si ferma sulla buca delle lettere. Un involucro abbastanza consistente è stato con viva forza incastrato nella mia cassetta della posta. Ho paura che gli apprezzamenti da me scritti riguardo al postino non gli siano giunti proprio come complimenti. Beh, del resto l’ho insultato pesantemente! Già dalla grafica esterna del pacco, posso prefigurarmi di cosa si tratta. Le opzioni sono due: o è la richiesta d’aiuto monetario della società no-profit Varenne che cura la scoliosi nei puledri roani di un certo ceto sociale, oppure è la pubblicità per un pellegrinaggio al Santuario della Madonna Indispensabile delle Sette Piaghe, con annesso cadeau di set di pentole senza coperchi per sedici persone. Una volta aperta la busta, m’accorgo del mio errore di valutazione. Si tratta, al contrario, dell’ennesima, straordinaria, imperdibile, immarcescibile, suppellettile, retrattile, proposta editoriale. Sgrano gli occhi per la meraviglia. Sono sorpreso come la fata turchina durante un trip di acido ialuronico! Da quando ho avuto l’ottusa idea di voler far pubblicare il mio primo romanzo (s’intitola Triangolo Scaleno ed è obiettivamente un capolavoro!) mi sono piovute addosso almeno una ventina di queste bellissime offerte editoriali. Tutte corredate di colorati depliant nei quali si spiegano le immense opportunità della suddetta casa editrice: sono in grado di (udite, udite!) pubblicare il tuo libro, stampano addirittura la copertina, c’è anche il prezzo sopra, figuratevi! Poi sono dispostissimi a distribuirlo nientemeno che nelle librerie di loro competenza, e a sforzarsi (ma quello soltanto un poco!) di venderlo. Tutto ciò ha dell’incredibile! E io che ho sempre creduto di dover fare tutto da solo!

Non ho parole.Libro e sangue

Dopo questa baluginante dimostrazione di assoluta competenza nel campo “libresco”, passo a leggere il contratto che hanno allegato. È qui che l’azienda stampatrice dà il suo meglio. Un’enormità di parole. Scritte in piccolo, in corsivo, in neretto, in buon stile Times New Roman. Sostanzialmente ripetono quanto già detto nei depliant, ma con un’aggiunta in più. Eh già! Ad un certo punto, resta sottinteso, ti devi assumere l’onere (una sciocchezza, dicono!) di comprare un certo numero di copie per puri scopi personali. Annuisco. Mi sembra giusto: metti che uno vuole farsi un po’ di pubblicità da sé, che ti venga in mente l’idea di fare un regalo a qualcuno, che ne so?, che ti prenda il desiderio di avere tre copie tutte per te da sfogliare nei momenti più difficili chiuso in bagno. O come rialzo per un tavolo sghembo, per esempio. Ognuno ha il diritto di poter usare il proprio libro come vuole! Leggo il numero di copie evidenziato in grassetto.

185. sgrano gli occhi. Forse ho letto male. Rileggo meglio. No, no, sono proprio 185.

Centottantacinque? E che cazzo ci devo fare con centottantacinque copie del mio libro?!? Faccio un riepilogo mentale dei miei amici. Ci metto dentro anche i conoscenti. Inserisco nel novero anche qualcuno che mi sta sulle palle, a questo punto, tanto per fare numero. Non arrivo nemmeno a un quarto delle copie. E il resto? Che fine fa il resto delle copie? Mi immagino, tra qualche anno, a girare con uno zaino bello carico per strada cercando di vendere a chiunque il mio libro, oppure a lanciarlo dalla finestra di casa mia: chi viene colpito in testa se lo può tenere. Assurdo!

Dopo il primo momento di frenesia, razionalizzo e tento di focalizzarmi su un altro aspetto non marginale della faccenda. Il lato pecuniario. Il prezzo di copertina sarebbe di 13,90 Euro a copia, io ne devo acquistare 185. Uhm… Vediamo. Sono esattamente 2571,50 Euro. No, ho sbagliato. Rifaccio il calcolo. No, no, sono proprio 2571,50 Euro.

Impallidisco. E dove li prendo duemilacinquecento e rotti Euro di sangue e sudore? E poi perché? Se vado in una tipografia e faccio stampare per conto mio tremila copie del libro, non ne spendo nemmeno la metà! E con una piccola ulteriore spesa me lo posso far registrare all’indice ISBN! Certo, non sarà presente sullo scaffale più prestigioso di super librerie qualificate, ma con quella somma posso azzardarmi anche a prendere in affitto un’intera libreria tutta per me!

Mi sembra una proposta interessantissima. Circostanziata, semplice e chiara. Sono davvero così avvinto da quest’offerta che so già dove catalogare il plico che stringo tra le mani: il cestino spazzatura è perfetto.”

Dopo aver raccontato solo l’ultima di queste mie mitiche avventure (la forbice di prezzo variava dai 990 Euro ai 4100 Euro per poter pubblicare!) io mi chiedo: ma non c’è nessuno che vigila su questa immane porcheria? Sicuramente no. Perché dovrebbero? Eppure dico: perché Wanna Marchi è stata condannata e questi cialtroni lestofanti scorrazzano impuniti nelle cassette della posta d’Italia? Nessuno infrange la legge, ovviamente. Possono farlo perché qualcuno ci guadagna, ovviamente. Perché qualche malcapitato, magari uno scrittore improvvisato dell’ultima ora, crede davvero di poter svoltare pubblicando il suo best-seller. E, incauto, paga. Il suo libro resta in libreria il tempo necessario, quello minimo. Nessuno all’interno della casa editrice è interessato a spingere il suo romanzo, perché il guadagno per loro c’è già stato. Se poi, per un puro miracolo, il libro si vende, tanto meglio! Ma il rischio è soltanto di chi scrive e paga.

Per il resto è una truffa. Chiamatela come volete ma per me è una truffa bella e buona!

Per la cronaca: la prima volta che ricevetti una di queste offerte provai a chiamare per avere informazioni. Come ho potuto subitamente appurare, nessuna delle persone con cui ebbi il caso di parlare dava l’idea d’aver letto il mio libro; restavano sul vago, come se fosse un copione mandato a memoria. Ne dedussi che spedivano proposte a chiunque, basta che gli inviavi un manoscritto qualsiasi, anche l’elenco del telefono scritto in cirillico! È tipico delle truffe: si punta a buttare in mare quante più esche possibile, tanto nel mucchio qualche pesce abbocca!

Che schifo!

Le case editrici serie non chiedono MAI soldi! Se credono in un progetto sono pronte a pubblicarlo a loro spese. Poi si tengono la maggior parte degli introiti ricavati dalle vendite del libro, ma questa è un’altra, corrotta, storia!

AD MAOLRA!

 
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Pubblicato da su 5 dicembre 2012 in Pensieri.

 

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