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Tolleranza a portar via

Ma da quando siamo diventati così aggressivi gli uni con gli altri?

Da quando una persona non può più esprimere liberamente le sue idee, per quanto strampalate o fuori luogo possano essere, senza che una pletora di indemoniati gli dia addosso con acredine?

Non la pensiamo tutti allo stesso modo: FATEVENE UNA RAGIONE!

Sia su argomenti futili come nelle cose fondamentali. Penso che, chi più chi meno, ognuno di noi si faccia le proprie idee su ogni argomento. E possono essere le più svariate. Eppure ultimamente sto assistendo, sia in prima persona, sia come semplice spettatore, ad una sorta di linciaggio verbale di chi è diverso, di chi non si allinea. È un modo di fare che ormai la nostra classe politica ha preso come unico modello di riferimento. Il problema è che anche la gente comune si sta cominciando a comportare alla stessa maniera. E il tutto viene amplificato dall’enorme cassa di risonanza che sono (ahimè!) i social network.

Mi rendo sempre più spesso conto che chi attacca in realtà, non ha nessuna intenzione di capire le ragioni dell’altro, non le vuole nemmeno sentire. Appena ascolta, legge, adocchia qualcosa che potrebbe teoricamente essere contro il suo pensiero, si infervora, parte in quarta, chiude ogni comunicazione e basta. L’altro è solo un avversario da zittire, schiacciare, annientare. Con più veemenza possibile.Urlare reciproco

È triste. Sinceramente, molto triste.

E gli epiteti si sprecano: ignorante, becero, razzista, omofobo, retrogrado, fascista, qualunquista, populista, demagogo, superficiale, comunista. Tanto per citare quelli che ho sentito negli ultimi tempi. Io, poi, come di solito accade quando vengo colpito in prima persona, tento di smorzare i toni, perché non amo che la conversazione degeneri. Prima di tutto il rispetto dell’altro. Così mi è stato insegnato! Tento di fare qualche battuta per allentare la tensione. Ma ho da poco compreso a mie spese che questo atteggiamento viene spesso scambiato con debolezza e remissività.

MA MANCO PER NIENTE!

Il fatto che io sia beneducato non significa che io sia accondiscendente. Semplicemente non voglio scendere ad un livello che considero meschino e turpe. Ho le mie idee, sono precise e specifiche, e non me le farà cambiare nessun essere strillante di questa terra. Anzi!

Stiamo tutti tanto predicare la TOLLERANZA. ci piace riempirci la bocca col suono di questa parola; ma poi quando c’è bisogno di metterla in pratica, allora si fa fatica ad accettare gli altri. O meglio: siamo tolleranti solo quando ci fa comodo. Se questa comodità viene meno, ecco che sale dagli abissi della natura umana tutto il livore, l’acrimonia, la cattiveria, di una cieca intolleranza. Che sia questa religiosa, politica, razziale, sessuale, sportiva, fideistica, artistica, non importa. L’importante è che sia feroce e spietata.

Specie da parte delle Minoranze, che da vere vittime di torti e ingiustizie, grazie a questo atteggiamento, ultimamente si stanno trasformando in intransigenti e spietati propugnatori di diritti che adesso pretendono a tutti i costi. E gli altri sono da mettere al rogo. Ma perché? Ci rendiamo conto che tutto ciò è assurdo?

Dal canto mio, io resto per mia formazione un vecchio illuminista, molto ancient regime, uno di quelli che continua a credere nel sacrosanto aforisma: «Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo» (che non è una frase di Voltaire, come erroneamente si crede, ma che racchiude in pieno la saggezza di una mente consapevole). E avere la possibilità di dire la propria è un DIRITTO. Un diritto sancito dalla nostra Democrazia. Chi crede che invece sia un Privilegio (come per esempio la buonanima di Umberto Eco!) fondamentalmente pensa che il suo interlocutore sia un cretino che non capisce nulla. Può darsi che nel caso di Eco fosse vero, ma in genere non mi sembra di avere a che fare, specie negli ultimi tempi, con menti così eccelse e eccezionali da lasciar loro questo tipo di “privilegio”.

Ribadisco: siamo in una società che si professa civile? Cerchiamo allora di comportarci in maniera altrettanto civile. E una persona civile la si riconosce quando discute con qualcuno in disaccordo con lui, non quando parla con chi annuisce e gli dà ragione!

[Concludo suggerendo a chi mi ha etichettato come ignorante di leggersi il “TRATTATO DELLA TOLLERANZA” di Voltaire. Quella sì che sarebbe una lettura veramente “illuminante”.]Aforisma tolleranza

Ora e sempre, forse più convinto di prima: AD MALORA!

 
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Pubblicato da su 6 marzo 2016 in Pensieri.

 

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