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Difesa ad oltranza.

Adesso basta, però!

Come accade a ondate più o meno regolari, mi devo spesso sorbire, io come tanti, sfuriate e filippiche contro il calcio scommesse, contro il calcio in genere, contro questi signori che in mutande correndo per un campo guadagnano milioni di Euro.

Ora mi sono stancato!

Premetto che anche a me fanno schifo i guadagni stratosferici che questi “ragazzini” viziati percepiscono. Sono vergognosi, andrebbero sensibilmente diminuiti, eccetera eccetera. Ovviamente, nemmeno a me piace il giro di milioni di Euro che si muove dietro alle scommesse e alle partite truccate, e chi ha sbagliato è giusto e sacrosanto che paghi. Però questo col calcio c’entra poco e niente.

Io posso capire che dietro al dissenso e alla voglia di protesta ci siano molti fattori, alcuni importanti e doverosi, ma non potete prendervela contro il mondo dello sport. Anche se giustifico in un certo senso chi lo fa. Alla base ci sono, quasi sempre, una scarsa cultura sportiva, un passato di poca o nessuna attività fisica agonistica e, la maggior parte delle volte, ignoranza di fondo. Però, cavolo! Un po’ di tolleranza! Siamo tutti bravi a chiedere tolleranza quando ne abbiamo bisogno, mentre siamo altrettanto categorici a condannare senza “se” e senza “ma” quando ci fa comodo! Molto comodo!

Inoltre, soltanto chi ha dato un calcio ad un pallone da piccolo potrà capire il mio discorso. Così come solo chi  è stato portato allo stadio da suo padre ad osservare quella marea di persone assistere ad una partita potrà mai avere un’idea di quel che sto dicendo. Non sto parlando di altro che passione. Pura e semplice passione. Agonismo. Amore. E queste cose in un attimo fanno dimenticare tutto il resto.

Quando chi, come me, s’accosta ad una TV che trasmette una partita di calcio, di colpo è come se gli tornassero alla mente le giornate afose tra la polvere del campetto sotto casa. Gli strilli e le litigate per un tiro troppo alto (la traversa era solo un mero concetto astratto). Le sbucciature alle mani e alle ginocchia. I primi speranzosi tentativi di giocare nelle giovanili. Le estenuanti partite sotto casa interrotte solo da madri apprensive che intimavano ai figli di tornare per la cena. La soddisfazione di aver segnato un gol tra le mura di un portico. E tanta voglia di stare assieme, condividere, comunicare. Io ricordo bene che da piccolo ero chiuso e solitario: ringrazio il Dio pallone se sono riuscito ad avere una schiera di amici con cui passare la mia adolescenza. Perché il calcio (e tutto lo sport in genere) è innanzitutto socialità. Il gusto di stare insieme, di avere una passione comune, un fine comune. In una società che si vanta tanto dell’individualismo, il calcio insegna a giocare per una squadra. Insegna l’impegno, l’agonismo, la fatica.  E bisogna anche considerare che il calcio accomuna da sempre generazioni differenti che, altrimenti non avrebbero nulla da dirsi. Ho visto filosofi e professori con tre lauree discutere di calcio con contadini e operai che a stento s’esprimevano in italiano. Senza sovrastrutture o snobismo. E nessuno aveva ragione, nessuno torto. Quale altro argomento avrebbe potuto abbattere tale distanza sociale? C’è gente per cui non esiste altra passione nella vita che il calcio. Lo so, è ben misero non possedere altro interesse, ma provate ad immaginare se non ci fosse neanche quello! Diciamoci la verità: a pochi frega davvero di quei tipi in mutande che guadagnano milioni, ma ogni sportivo ritrova in quei tipi che scendono in campo il sogno che non ha mai potuto realizzare, che tenta di rendere reale attraverso il tifo. Come se quei giovani che corrono sul rettangolo di gioco potessero incarnare e esorcizzare ciò che chiunque abbia giocato a calcio desiderava da bambino: entrare un giorno a far parte della Nazionale Italiana di calcio.

C’è tutto ciò, e parecchio altro, dietro a quegli scalmanati che soffrono e gioiscono davanti ad un televisore. C’è adrenalina. Memoria. Partecipazione. Quindi basta giudicare senza conoscere. Basta massacrare quando non s’è in grado di capire.

AD MALORA!

 
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Pubblicato da su 25 giugno 2012 in Pensieri.

 

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