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“Non fare l’attore!”

31 Dic

Dovevano essere le undici, undici e dieci. Avevo appena terminato una replica a teatro (con dodici persone in sala, record di incassi per quella settimana!) e mi accingevo a salutare i miei colleghi con quel misto di malinconia e fame che ti coglie proprio dopo una recita, quando un ragazzo di non più di diciassette anni mi s’avvicina timoroso con un cellulare in mano. Poco più dietro, al di là della sua spalla, scorgo la figura di una signora sorridente. Il ragazzo timidamente mi fa i complimenti, cosa che io prendo sempre con grande piacere e un pizzico d’imbarazzo, e mi chiede se può farsi una foto con me, visto che lo avevo proprio emozionato. Scherzo subito sul fatto che io non sia tanto importante, o famoso, o tale da smuoversi per una foto, ma lui insiste. Accetto tra gli sguardi divertiti e canzonatori dei miei colleghi. Lui passa il cellulare alla signora e si mette in posa sorridente vicino a me. Dopo aver scattato qualche foto e aver fatto volare qualche sorriso, stringo con forza la mano al ragazzo per salutarlo. Dopo tutto, mi ha fatto sentire tutto il suo calore, che ha scaldato non poco quella serata invernale, quando la signora aggiunge, sorridente: “Sa, mio figlio vorrebbe studiare recitazione. In famiglia lo incoraggiamo. Vuole fare l’attore… come lei”. E già il mio sangue comincia a scorrere più lento. Annuisco forzatamente ma non mi pronuncio e allora la signora m’incalza: “Potrebbe dargli lei qualche consiglio? Qualche dritta?” Ora, in condizioni normali, avrei ripetuto la frase che dicono tutti quando sono chiamati in causa, anche

img_6834_g_renzose dentro gli si smuovono le viscere: “Studia, applicati, fai una buona scuola di recitazione e non mollare mai!” E giuro, giuro!, stavo per ripetere quella sentenza ormai imparata a memoria, quando ho incrociato i suoi occhi che attendevano speranzosi. In un istante ho rivisto il mio stesso sguardo di venticinque anni prima davanti allo specchio del mio primo camerino. Mi s’è stretto il cuore. Alla fine credo di aver parlato più a me stesso giovane che a quel ragazzo. Purtroppo.

Senti a me: non fare l’attore. Non ti conviene. È un mestiere di merda, che in questo Paese nemmeno viene considerato tale! Non fare l’attore, non studiare, non ti applicare, e soprattutto non fare teatro! Se proprio vuoi provare, buttati sul cinema, o meglio sulla televisione! Ma mai il teatro! Comunque è meglio che non ci provi proprio a fare l’attore. Finirai per bruciarti la vita. Il teatro è come una droga pesante, come l’eroina. Lo provi per gioco, su quelle assi cominci a sentirti tale e quale ad un semidio, quando reciti provi delle sensazioni fortissime, e piano piano tutto il resto si offusca. Nient’altro conta più come prima. E ben presto fai la stessa fine di un tossico: vuoi recitare di più, non ti basta mai, vuoi dosi sempre più massicce. E se non arrivano la fama e la notorietà (cosa più facile di quanto uno crede!), ti ritrovi a 50 anni in teatrini di periferia a svenderti per cercare la tua “dose”, o a recitare in cortometraggi brutti e inutili in cui sei sfruttato proprio perché tu non puoi fare a meno di “drogarti”. E per sentire ancora quei rari ma immensi istanti di adrenalina artistica, finisci col condurre un’esistenza di buchi depressivi enormi in cui inizi perfino a recitare pezzi di monologhi famosi da solo in casa mentre lavi piatti. Non fare l’attore! Qualsiasi altra cosa ma non l’attore! Significa sacrificare la tua vita in nome di una musa capricciosa e bastarda. Significa mettere tutto al secondo posto: la famiglia, gli amori, i figli, il benessere economico. E chi ti sta vicino se ne accorge. Lo vede che sei distratto, assente, che hai la testa da un’altra parte, ma non ci può fare niente. E neanche tu puoi più farci nulla! Sei come marchiato a fuoco. Non fare l’attore, senti a me! O almeno non fare il professionista, non ne vale la pena. Al massimo trovati un lavoro serio e poi vai a passare il tempo in qualche compagnia amatoriale. Ti diverti, magari tiri su qualche soldo, ma niente di più. Se proprio devi, fallo diventare il tuo hobby. Ma non fare questo mestiere, non ti ficcare in questi casini o escine il più velocemente possibile. Se hai talento poi è anche peggio! Finiresti soltanto in pasto ad un covo di vipere invidiose e arriviste. Non fare l’attore! Sono più le umiliazioni e le sofferenze che le soddisfazioni. Credimi!

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Ho sparato questo monologo cercando di respirare il meno possibile, senza guardare nessuno. Soltanto alla fine ho incrociato gli occhi del ragazzo. Mortificati, duri, tristi, spenti. Mi sono sentito uno stronzo. La madre mi ha goffamente salutato e sono andati via di corsa. Solo, davanti all’insegna spenta del teatro, ho ripensato alla durezza delle mie parole. Forse ho esagerato, forse ho tarpato le ali al nuovo Gassman e mi pentirò amaramente di ciò, ma se all’epoca avessi avuto tali consigli realistici e spietati può darsi che avrei fatto scelte diverse. O magari no! Idealista e sognatore com’ero!

Ho scrollato le spalle, mi sono stretto nel cappotto e sono andato via. Mi era passata la fame!

#admalora

 
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Pubblicato da su 31 dicembre 2018 in Pensieri.

 

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