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Archivio mensile:settembre 2014

Carne umana vendesi

Qual è la prima cosa che viene in mente quando sentiamo parlare di adozioni?
Un’immagine…
Un tenero bimbo indifeso, una piccola e fragile creatura disgraziata che attende — in un freddo e inospitale orfanotrofio di un terzo mondo molto “terzo” — un futuro migliore, un futuro che magari una coppia benestante occidentale — poco prolifica — potrebbe donargli, con una buona dose di calore genitoriale e di vero amore.
È vero che viene in mente questo?
E ben inteso: stiamo parlando di una coppia occidentale benestante.
Una coppia occidentale davvero benestante.
Diciamo più che benestante. Ricca. Molto ricca.bimbi

Sì, perché ho scoperto che, in alcuni casi, il processo di adozione arriva a costare fino a 30.000 Euro. E sono rimasto sbigottito! Trentamila Euro per poter dare ad un altro essere umano la speranza di un domani diverso dallo squallore che ha attorno! Ma con quella cifra ci posso sfamare l’intera popolazione dei bambini del Burkina Faso per chissà quanti anni! — A patto di andare direttamente con le derrate alimentari in Burkina Faso, non donando i soldi a qualche sedicente associazione che se li intascherebbe, li depositerebbe su qualche conto off-shore, facendo arrivare ai bambini il 10% al massimo di quanto versato. —

Ma andiamo per ordine.

In Italia le adozioni sono possibili tramite due canali istituzionali: gli Enti nazionali pubblici e gli Enti internazionali privati. Nel primo caso i costi sono tutti a carico delle Asl, o quasi, tranne le spese di segreteria, però i tempi d’adozione si allungano mostruosamente a causa della ormai famigerata Burocrazia che in Italia sta uccidendo ogni anelito di vita sociale ed economico. Possono passare tre anni o più e, una volta scaduti i termini, bisogna inoltrare nuovamente la domanda, ripagare le dovute spese, e aspettare fino alla scadenza successiva.
Oppure si può optare per gli Enti privati che agiscono nei Paesi internazionali. Molto più professionali, precisi, dai tempi decisamente più corti, ma dannatamente a pagamento. Questi enti possono essere gestiti da associazioni laiche o ecclesiastiche (e ti pareva che quando si parla di soldi non ci sono di mezzo loro!) e ti fanno pagare tutto, anche l’aria che stai respirando al primo colloquio conoscitivo.
Dapprima ti danno in pasto ad uno psicologo che dovrà valutare l’eventuale attitudine della coppia all’adozione. Una specie di test di valutazione! Il che sarebbe anche una cosa positiva, perché nessuno vorrebbe mai che un bimbo cresca in una famiglia di potenziali serial killer o di squilibrati violenti. Ma allora, dico io, facciamo questo test di valutazione ogni volta che una donna resta incinta naturalmente, perché ci sono alcune persone che davvero non dovrebbero avere il nullaosta per mettere al mondo un figlio! Bah!
E dopo aver compilato scartoffie su scartoffie, aver ritirato (pagando!) documenti e permessi dal tribunale dei minori, e da chissà quale altro luogo di perdizione burocratica, si arriva finalmente alla famigerata lista.

Signori, la LISTA.

Come pezzi di carne sul banco del macellaio, così in bella mostra, viene messa davanti agli occhi dei futuri genitori il listino prezzi dei vari Paesi: per la Cina il prezzo è tot, per la Colombia tot, per la Nigeria tot, eccetera. Il prezzo varia a seconda delle strutture presenti su un dato territorio, della facilità o meno di reperire i permessi e le traduzioni della documentazione, dell’efficienza di un Paese e nel suo grado di civilizzazione, dei rapporti tra le due Ambasciate, dei tempi di attesa, e di alcune altre variabili. Ovviamente i Paesi africani sono quelli meno costosi, ma risultano i più rischiosi, mentre la più cara sembra — per qualche motivo ignoto! — l’Armenia. Ovviamente, ogni Ente tenterà di spingervi verso il Paese con cui ha intrecciato rapporti più solidi e che, di norma, è il più caro. Guarda caso, eh?
Volete un esempio? Ecco il link di un listino prezzi come tanti, nemmeno uno dei più cari! Che naturalmente non tiene conto di tanti altri costi…
La cosa paradossale è che quando ti riferisci alla Lista come al “menù dei bambini“, qualche impiegato è anche capace di scandalizzarsi rispondendo che si tratta di vite umane, non di pietanze di un ristornate. Scusate tanto ma, vista così, non riesco proprio a notare la differenza!

Una volta messasi in moto tutta la macchina burocratica, bisognerà tener conto delle spese per i viaggi conoscitivi. E certo! Il bimbo dovrà conoscere i futuri genitori adottivi, ambientarsi gradualmente a loro, avere i primi rapporti e vedere come interagiranno bimbi e adulti. Almeno un paio, forse tre viaggi e relativi soggiorni. Immaginate solo ai costi — tutti a carico esclusivo di chi adotta — che una famiglia deve sostenere se il posto scelto sarà la Siberia, per esempio, oppure un Paese Sudamericano. E infine, peserà sul bilancio finale una strana voce: una tariffa post-adozione (con relative relazioni) che varia da Nazione a Nazione.

AfricaVi risparmio altri dettagli. Potete farvi i conti da voi stessi. Ho un solo commento: per me non è altro che pura e semplice vendita di carne umana, un mercato di organi ancora viventi, molto simile al traffico di schiavi di appena qualche secolo fa. La differenza è che si tratta di una pratica legale e che attorno a questi loschi affari vige un’aura di buonismo e una nebbia di moralismo ottuso, visto che stiamo parlando di piccole vite umane. Va da sé che chi dovrebbe controllare o regolamentare cotanto traffico di vite umane fa orecchie da mercante (alla lettera, in questo caso!) oppure è assolutamente disorganizzato e impreparato.

Il fatto che dietro a una pratica così caritatevole e importante come l’adozione si nascondano Enti privati che si arricchiscono così spudoratamente mi lascia letteralmente allibito. Ma non mi sorprende più di tanto. L’essere umano fa decisamente ribrezzo e, più conosco le cose del mondo, più ne prendo atto.
Sempre con maggior consapevolezza.

AD MALORA.

 

Ps. Doverosamente, ringrazio Daniela per il contributo prezioso datomi per la realizzazione di questo articolo.

PPs. Allego qui una Testimonianza di una persona che ha vissuto una’esperienza analoga. Tutto tristemente vero…

“[…] In Italia non esistono Enti pubblici ma l’adozione nazionale viene richiesta attraverso i vari tribunali dei minori (ce n’ è almeno uno per ogni regione corrispondente al capoluogo di provincia ed in alcuni casi, specialmente nel sud Italia, ce ne sono anche due distribuiti tra il capoluogo e la città che viene immediatamente dopo per ordine di importanza), che richiede un minimo di tre anni di matrimonio per la coppia richiedente, l’attestato al corso di preparazione all’adozione fornito gratuitamente dal comune, una relazione individuale e di coppia da parte di uno psicologo, e una relazione della casa e del rapporto tra i coniugi da parte di una assistente sociale, alcuni esami del sangue, e il benestare dei futuri nonni. Ti scrivo questo per segnalare anche il fatto che se ci fosse comunicazione tra i vari tribunali dei minori, forse la coppia avrebbe più probabilità di adottare senza aspettare i tre anni rischiando appunto di dover ricominciare tutto daccapo. Io stessa, a quel tempo, per avere più possibilità, mi documentai sulle pratiche da inviare a ben 13 tribunali dei minori in tutta Italia e ovviamente la procedura non fu la stessa per tutti: Napoli mi fece una specie di intervista telefonica, Cagliari ci volle vedere e fare una ulteriore relazione, Salerno mi fece riempire una scheda da rispedire e gli altri si limitarono a rispedirmi la ricevuta della avvenuta ricezione del plico dei numerosi documenti. Per quanto riguarda l’estero fu tutto un altro paio di maniche: dato che il certificato di idoneità fornito dal tribunale dei minori di appartenenza (nel nostro caso Firenze) valeva solo un anno, partecipammo subito a circa 5 riunioni di diversi Enti privati, andando a Firenze, Pistoia, Pisa e Bologna (in base alla sede dell’ente). Tutti ci fornirono più o meno le informazioni necessarie per potersi fare una idea del paese dove adottare e quale Ente scegliere per intraprende questa nuova avventura. Addirittura ci fu un Ente che dava la possibilità di adottare in Tibet o in Kazakistan, e per il Congo ci dissero che avremmo dovuto avere 5 anni di matrimonio, perciò eravamo fuori dai giochi avendone solo 3. L’ Ente di Pistoia ci disse addirittura che se ce la sentivamo potevamo adottare subito tre sorelline etiopi perché avevano la pratica già pronta nel cassetto e dato che, adottarne tre in un colpo solo non era da tutti, i tempi per noi si sarebbero più che dimezzati… una specie di tre per uno… paghi uno porti via tre etc. Decidemmo, presi dall’euforia e dal timore che questo benedetto certificato di idoneità ci sfuggisse dalle mani, di proseguire con un Ente di Roma che dopo averci fatto frequentare per due weekend il corso informativo e dopo averci fatto conoscere alcune coppie adottive, ci propose di andare in Cina perché solo lì (in quel preciso momento storico) avremmo potuto adottare un bimbo al di sotto dei 6 anni: “Ma noi volevamo andare in Etiopia!” “No si può perché in questo momento i rapporti internazionali sono chiusi e rischiate di aspettare anni”, “Allora in Colombia!”, “Eh no, perché lì danno solo bimbi dagli 8 anni in su… la Cina è il paese che fa per voi”. Vorrei sottolineare il fatto che i due responsabili dell’Ente erano marito e moglie e lei sfoggiava un bellissimo pancione che avrebbe dato vita ad un bimbo entro un paio di mesi e non si ponevano affatto il problema che forse, dal punto di vista psicologico, questo fatto avrebbe generato ancor più frustrazione nelle coppie aspiranti adottanti. Ma non importa tanto tutto finirà in modo molto italiano (cit. Stanis Larochelle da “Boris”)… a tarallucci e vino!! Dopo un po’ di titubanza, e forse spinti dal fatto che le altre sei coppie avevano già firmato il contratto per andare chi in Russia, chi in Perù, chi in Cina, decidemmo appunto per quest’ultimo paese… La Cina, il grande Impero, che forse tanto grande non è dato che non riesce a sfamare i suoi figli e nega alla coppie cinesi di averne un secondo, la Cina che ci tiene talmente sotto scacco che per gli italiani c’è una lista particolare a cui sottostare: La Lista Verde dei bimbi con qualche problema o con più di 9 anni, perché la Lista Bianca, quella dei bimbi sani e molto piccoli, é riservata agli statunitensi e ai francesi. La Lista Verde; che ti impone di riempire uno schema a crocette, dei difetti che il bambino può o non deve avere, i difetti che tu puoi sostenere, quelli che in qualche modo ti facciano sentire, alla meno peggio, una coppia come le altre: piede torto SI NO, gambe arcuate SI NO, lieve sordità SI NO, labbro leporino SI NO, palatoschisi SI NO, occhi storti SI NO, macchie cutanee SI NO, mancanza di un arto SI NO, mancanza di una o più falangi delle mani SI NO, mancanza di una o più falangi del piede SI NO, rachitismo SI NO, soffio al cuore SI NO, problemi ai genitali SI NO, HIV SI NO!!! Ecco qua la Lista Verde che di verde non ha niente, che viene chiamata verde perché ti dia l’impressione che stai compiendo qualcosa di bello, di utile, di ecologico, di altruista nei confronti di questa creatura alla quale è stata negata una famiglia nel suo paese di origine (e non discuto i motivi perché comunque chi lo ha abbandonato lo ha fatto nella disperazione di non poter prendersene cura) e che adesso ha possibilità di riscatto con una famiglia che per poterlo avere ha dovuto compilare, volente o nolente, una lista dei suoi difetti e che lo ha scelto, in un modo o in un altro, da una sorta di catalogo. Grazie per avermi stimolato in questo senso, senza il tuo articolo di oggi non avrei mai pensato di raccontare la mia esperienza in questo modo. Un abbraccio grandissimo!!!
C.”

 
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Pubblicato da su 27 settembre 2014 in Pensieri.

 

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Chi di Cipster(®) ferisce…

Ammiro con una certa costernazione le persone che ancora ci credono! Non penso che sia ingenuità: piuttosto una forma di difesa, diciamo l’ultimo bastione crollato il quale si sarebbe veramente in balia dei barbari. Il problema è che i barbari, in realtà, hanno già fatto breccia e stanno bellamente banchettando con le nostre carni, hanno già stuprato le nostre donne e saccheggiato l’intera città.

Urge un esempio.

Andiamo a mangiare da McDonald’s? Dai, giusto un panino!“, chiese lui indicando l’insegna dalla grande Emme gialla.

Ma che sei pazzo? Io quella schifezza in corpo non me la metto!“, rispose stizzita lei, “Io mangio roba biologica: verdura sana e carne d’allevamento!“.

Diciamo che il primo appuntamento non sta andando alla grande!

IndecisioneQuello che però la signorina ignora è che in quanto a sostanze nocive velenose, i panini di McDonald’s se la giocano più o meno allo stesso livello della verdura che compriamo sotto casa dal fruttivendolo. Di sicuro le proprietà nutritive saranno diverse, ma la quantità di veleni che mettiamo in corpo è la stessa, che sia la carne dei manzi cresciuti a steroidi della grande distribuzione americana, oppure il pomodoro che viene tirato su a pesticidi e anticrittogamici nella coltura intensiva dove si rifornisce il nostro fidato verduraio (o nel supermercato sotto casa! Poco cambia).

Per non parlare dei conservanti e dei coloranti artificiali! Vero e prorpio lerciume venefico che viene inserito, a norma di legge (ovviamente!), in ogni sostanza che noi ingeriamo:

Si colora di rosa la pasta di pollo che servirà per fare le cotolette impanate. Veleno.

Si colora di rosso la mela che è stata fatta maturare artificialmente tramite lampade. Veleno.

Si colora di rosa il salmone che viene allevato in vasche nelle quali sguazza nel proprio sterco. Veleno. (N.b. Guardate questo video di Natalino Balasso per capire meglio!)

Si colora di verde la zucchina che è cresciuta a furia di concime chimico. Veleno.

A meno che non si possieda un orto nel proprio giardino, non si scampa!

Ormai, nella composizione degli alimenti, sotto alcune diciture artatamente mascherate, si nascondono schifezze chimiche a noi poveri mortali sconosciute!

Non entro nello specifico perché altrimenti l’articolo diverrebbe lungo e noioso (anche se già così…), ma basta spulciare un po’ su Internet per farsi un’idea della situazione. E perché questa losca abitudine? Per soldi, naturalmente! Che domande? Si produce di più, i costi sono minori, e chi se ne frega della salute del consumatore finale? Tanto quello mangia e non fa domande! Ah, la grande bontà del consorzio umano! Mi sorprende ogni volta.

SnacksMa la natura, come sempre, viene in soccorso. E il nostro organismo, per sacrosanta evoluzione, ha cominciato ad assimilare queste sostanze, a riconoscerle, addirittura in alcuni casi a trarne qualche proprietà nutritiva. E come cita il detto: “ciò che non ammazza ingrassa”.

I Tumori sono un’altra, triste, storia.

Sono sicuro che i nostri nipoti, o magari i loro figli, in futuro mangeranno sostanze in tutto e per tutto assimilabili alla plastica con cui oggi si producono le buste della spesa, trovandole nutrienti e quasi del tutto innocue. O per dire, il cibo che noi ingeriamo ora, servito ai nostri bisnonni, li avrebbe intossicati uccidendoli molto rapidamente. In effetti, in sostanza il discorso è tutto qui. Il corpo si adatta. E come per quei re della Storia che, temendo di cadere vittime di un avvelenamento, ingerivano piccole quantità di veleno per rendersi immuni, anche noi abbiamo fatto in passato e procediamo tuttora (inconsapevolmente) alla stessa maniera. Quindi dovremmo solennemente dire grazie a tutte le schifezze ___ tipo patatine, bibite gassate, gelati, sofficini, gomme da masticare, dolcetti e merendine, salatini, caramelle gommose e non, e a voglia quanta merda mangiavamo da piccoli! ___ di cui ci siamo nutriti nella fase dello sviluppo! Ci hanno reso gli uomini e le donne che siamo ora! Nel bene come nel male…

Bisognerebbe ricordarsi di questo la prossima volta che ci offrono un Cipster(®)!

AD MALORA

Ps. In ogni caso non riesco a prendermela coi patiti del bio e in genere con i maniaci dei cibi alternativi! Mi fanno tenerezza! Sono anche loro ignari figli di un dio “minorato”. Che ci devo fare? In fondo, molto in fondo, sono un sentimentale!

 
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Pubblicato da su 2 settembre 2014 in Pensieri.

 

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