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Differenziata? Mi rifiuto!

14 Giu

Ebbene, sì, lo confesso.

Io non faccio la raccolta differenziata!

Sono anni che taccio, temendo di essere accusato di avere scarso spirito ambientalista, ma a questo punto è meglio dirlo apertamente.

Io non faccio la raccolta differenziata. Mai fatta. E finché non sarò costretto, continuerò a non farla.

E non è un problema di pigrizia (notoriamente uno dei miei pochi pregi!) o di spazio (se nel mio monolocale posizionassi tre, o più, bidoni della spazzatura poi dovrei andare a dormire dal vicino!), ma è una questione di principio. Sacrosanto principio. Mi dà oltremodo fastidio che dietro ad un qualunquista e comodo senso civico si nascondano interessi per svariati milioni di Euro da parte delle solite Multinazionali.

Mi spiego meglio.

La raccolta differenziata è un concetto vecchio di almeno quarant’anni. Veniva praticata dalle aziende che smaltivano i rifiuti già nei primi anni ’70. Il problema, per loro, riguardava i costi: erano notevoli, a fronte di utili esigui. Tentarono in ogni modo di risolvere questo dilemma, fino a giungere alla soluzione di subappaltare ad aziende esterne l’ingrato compito di riciclare i rifiuti in modo organico e funzionale. Niente. Restava una voce in costante perdita. Quand’ecco che una ventina d’anni fa, s’affacciò alla mente di qualche genio molto ben compreso, l’idea di far fare il lavoro sporco direttamente ai cittadini, spacciando il tutto per un’operazione essenziale al fine di salvaguardare il delicato sistema ecologico di questo pianeta. Che meravigliosa pensata ecologista! Tutti a riciclare, perché è nostro dovere salvare questa nostra Terra dall’accumulo di orripilante spazzatura… Salviamo il mondo… Per i nostri figli… Per un futuro migliore…

Ma stiamo scherzando? Avete mai visto una sola azienda farsi carico di un problema ambientale e tentare in qualche maniera di risolverlo? Sarebbe come chiedere ad un politico di fare qualcosa che vada contro i propri interessi, ma a favore della collettività. Praticamente impensabile. Invece, l’amara realtà è che con questo sistema i costi sono quasi del tutto abbattuti e ciò che ricavano lo possono reinvestire per altri sporchi traffici, in questo caso alla lettera!
Non dimentichiamoci che il monopolio della spazzatura in Italia è a pannaggio delle cosche camorristiche e mafiose! Non illudetevi: in ogni parte d’Italia, non solo a Napoli o in Sicilia!

E se provi a dire qualcosa o a protestare, ti fanno sentire in colpa perché non dimostri alcun senso civico, sei un incosciente, uno che non pensa all’ambiente, un individuo becero. Beh, una trovata ingegnosa, devo ammetterlo!

Differenziata

Non solo!

Si fosse almeno attuata una politica a favore del cittadino, magari avrei potuto pure giustificare la pratica della differenziazione: tipo, per esempio, tu fai tutta la fatica di differenziare, io ti premio facendoti pagare di meno la bolletta. Macché! Negli ultimi dieci anni la bolletta della spazzatura del mio appartamento è stata arbitrariamente triplicata. In poche parole, io dovrei fare il lavoro che spetterebbe a te e tu, non solo non mi fai uno sconto, ma mi fai pagare anche di più? E in base a cosa? Questo io non potrò MAI tollerarlo.

E mi spiace davvero tanto per alcune realtà del nord Italia dove questa pratica è divenuta pressoché obbligatoria. Hanno tolto di mezzo tutti i cassonetti e quindi il povero cittadino non ha altra scelta che adattarsi. Sotto la pena di multe abbastanza salate, tra l’altro.

Per non parlare dello stress dovuto alla differenziazione. So di famiglie distrutte perché non riuscivano a mettersi d’accordo su dove gettare un tovagliolo di carta macchiato di sugo! [“Umido.” “No! Carta!” “Ma non lo vedi che è sporco?” “Ma sempre carta è!” “Non capisci niente!” “Ha parlato la regina della differenziata!” “Bastardo nano da giardino!”]

Per quanto mi riguarda una cosa è certa: non mi avranno. Finché potrò, io getterò tutto in un unico secchio! Tutto insieme come i bei vecchi tempi!

Dichiaro apertamente guerra (nel mio piccolo!) a questa stupida e barbara usanza che ha preso piede nelle case degli italiani!

E ora di dire basta! O almeno di farvi alleggerire il conto dell’immondizia!

Chi ha orecchie intenda… Per gli altri, beh, nutro ben poche speranze.

AD MALORA!!!

Ps: Visto che dopo la pubblicazione di suddetto articolo, mi sono piovute addosso le aspre quanto attese critiche da parte dei differenziatori accaniti, aggiungerò solo una cosa: se si volesse fare davvero qualcosa per salvare il nostro pianeta dalla catastrofe ambientale nella quale si sta impelagando, bisognerebbe trovare un modo per produrre meno spazzatura, non per facilitarne il riciclo. Semplice, no? Eppure, nessuno ci ha pensato. Come mai? Perché consumare di meno significa necessariamente spendere di meno… E poi come ci si potrebbe arricchire alle nostre spalle?

 
1 Commento

Pubblicato da su 14 giugno 2013 in Pensieri.

 

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Una risposta a “Differenziata? Mi rifiuto!

  1. marina parziale

    19 giugno 2013 at 15:02

    Mi associo a Giuseppe nell’outing: non differenzio i miei rifiuti. Mi associo nell’esposizione al pubblico ludibrio o alla lapidazione da parte della fanteria ecologista.
    Stimolata dall’articolo ho riflettuto e mi sono documentata, nei limiti del possibile, fino a costruire un’opinione più consapevole a sostegno della mia posizione.
    Parto da un presupposto: il riciclaggio è una pratica che consuma risorse ed inquina (pensiamo ai miliardi di litri d’acqua utilizzati dalle cartiere e alle enormi quantità di energia necessarie per la fusione del vetro), e opera pertanto in una mera ottica di riduzione del danno. Le buone pratiche che andrebbero davvero incentivate sono la riduzione ed il riuso dei materiali. Ovviamente non si promuovono campagne di sensibilizzazione in quest’ottica perché è contro gli interessi capitalistici.
    All’estero mi sono sentita giustamente ecologista. A Berlino come a Parigi come in altri paesi dell’Europa del nord, si fa la spesa quasi esclusivamente con le shopper o utilizzando i cartoni degli imballaggi frazionati dagli esercenti stessi. Si può comprare il caffè facendosi riempire la propria tazza termica al posto dei bicchieri da asporto. Comprare l’olio riempiendo la propria bottiglia, il detersivo sfuso riempiendo il solito cartone deputato allo scopo. La quotidianità può essere costellata di azioni automatizzate nella direzione del riuso e della riduzione di rifiuti. Questo si che sarei disposto a farlo e mi farebbe sentire ecologista. La cultura e le strutturazioni del mio comune non mi aiutano e mi riduco ad operare in un mio piccolo su scala ridotta.
    Tornando al riciclo ho cercato di capire un po’ meglio come funziona. Ho scoperto l’esistenza de CONAI, il consorzio del riciclaggio. Chi utilizza imballaggi paga una tassa per l’inquinamento al CONAI che utilizza questi fondi per pagare, ad un prezzo fisso, la raccolta differenziata ai comuni. I rifiuti raccolti dal sistema CONAI vengono poi assegnati agli impianti di riciclaggio convenzionati tramite aste e dintorni…e qui mi fermo lasciando spazio ad illazioni varie e reiterate che riportano al fiume di denaro nato per tutelare l’ambiente e che poi muove gli interessi di svariate filiere…
    Nei Paesi in cui ho avuto il piacere di vivere o soggiornare, e questa volta non parlo solo del Nord Europa ma anche del Sud America, la pratica del riciclo è sostenuta da incentivi che educano e riportano un po’ del denaro risparmiato nelle tasche del cittadino, come auspica Giuseppe.
    Tu porti sacchi di lattine, bottiglie, giornali e hai in cambio buoni spesa, rimborsi su raccolta punti, bonus detratti dalla tariffa Tarsu. E se vuoi essere, oltre che ecologista, anche benefattore, lasci i tuoi rifiuti per strada affinché gli indigenti li raccolgano e ne traggano i benefici previsti.
    Sembra che qualche iniziativa simile si sia affacciata anche in Italia, non so con quali risultati, e non solo in Piemonte bensì anche nel napoletano ed in Sicilia.
    Bravo Gius, approfondiamo e sfatiamo soluzioni buoniste e a buon mercato…per il mercato!

     

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