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Archivio mensile:marzo 2012

In medio(critas) stat virtus

Che tristezza che mi fa questo Paese!

Anni fa ero soltanto indignato, poi ti rendi conto che più passa il tempo e più la situazione peggiora a vista d’occhio. E la rabbia lascia il posto alla sorda rassegnazione e al rimpianto. Rimpianto di non essermene andato all’estero quando ancora potevo farlo, rimpianto di rendermi conto che tutti i miei talenti vengono sprecati e accantonati in un angolo. Io non dico che dovrebbero essere riconosciuti i miei meriti al di là delle mie capacità, dico che proprio parlare di “merito” in un Italia come questa è come cercare di smuovere un enorme masso facendo leva con uno stuzzicadenti.

Ammettiamolo! Non siamo stupidi e abbiamo occhi e intelletto per capire: con le sole proprie forze, in questo Paese, è impossibile raggiungere dei traguardi soddisfacenti, in ogni campo lavorativo, nessuno escluso. Chi non ha un parente influente, chi non va a letto col “mecenate” di turno, chi non lecca culi fino a che non ha la lingua viola, chi non intrattiene quelle che in gergo si chiamano P.R. (ma che in realtà è solo squallido servilismo mascherato da intraprendenza!), chi vuole restare integro e dice a sé e agli altri: “Voglio che mi apprezzino per quel che valgo!”, si dovrà accontentare di quel che passa il convento. Un convento che in questi ultimi anni lascia soltanto poche misere briciole!

E che nessuno si faccia illusioni: non è che vi siano due strade, una delle quali è più facile e diretta, mentre l’altra è colma d’asperità, ma che alla fine portano entrambe alla realizzazione personale. In un fantastico mondo delle favole può anche darsi, ma nella cruda realtà la strada colma d’asperità ad un certo punto la trovi chiusa per “LAVORI IN CORSO A TEMPO INDETERMINATO” e quindi uno si trova di fronte a due scelte: o torna indietro e prende in qualche modo quella più facile, oppure si ferma e tanti saluti ai sogni di gloria.

Non c’è altro da fare. E badate bene, non funziona così solo nel campo del mondo dello spettacolo al quale appartengo, dove tutto è più palese e manifesto, ma in qualsiasi altro ambito lavorativo è lo stesso, maledetto, iter: da quello Pubblico, dove non puoi MAI vincere un concorso se non sei fortemente “spinto”, a quello Privato, dove per fare carriera è necessario un pelo sullo stomaco che al confronto Choobeka (vedi Guerre Stellari) avrebbe dovuto ricorrere ad un centro tricologico!

Ora, conosco già  le obiezioni che qualcuno di sicuro muoverà: “Non è del tutto vero”, “Sei il solito pessimista”, “Qualcuno ce l’ha fatta da solo”, “Io, per esempio, ce l’ho fatta con le mie sole forze”, “Non posso credere che sia tutto così”, eccetera eccetera. Beh, sono balle! Semplici cavolate. E le persone che dicono questo si dividono in due distinti tipi di consapevoli bugiardi:

1) Quelli che sono stati effettivamente aiutati (o che hanno aiutato!) e vogliono nascondere le loro malefatte indossando la maschera del supereroe;

2) Quelli che vivono nel mondo del “pandizucchero fantastilioso” e credono ancora a Babbo Natale, alla Televisione e alla spiritualità della Chiesa Cattolica.

I primi mi fanno pena: in certi casi il silenzio è meglio di qualsiasi stupida parola possa uscire dalla bocca di uno stolto. E poi basterebbe scavare nemmeno tanto in fondo per scoprire i loro “altarini”. Quindi, farebbero meglio a tacere e a fare i conti con la loro coscienza. E poi tornare alla loro vita “realizzata” e alle loro lingue felpate. La pena nasce dal fatto che queste persone saranno sempre in debito con qualcuno, all’interno di quel fastidioso circolo vizioso che da noi viene chiamato “clientelarismo” e che ha origini molto lontane risalenti all’Impero Romano. Del resto, lo scambio reciproco di favori lo abbiamo nel DNA da sempre, noi Italiani!

I secondi mi fanno tenerezza: non arriveranno mai da nessuna parte, è ovvio. Ciononostante, portano avanti i loro ideali in modo pedissequo e cieco, senza che la realtà cupa e sentenziosa li possa minimamente scalfire. Lottano, soffrono, si battono, gemono e gioiscono, ma alla fine, un giorno, dovranno anche loro tirare una linea e sommare quel che è stato della loro vita. Immagino che sotto quella linea nera non riusciranno a scrivere che una sola parola, però scritta bella grande: INTEGRITA’. Spero soltanto che per loro il “totale” costituirà una qualche forma di consolazione, altrimenti si renderanno conto in un istante di essere andati dietro alla lepre meccanica, come i cani in un cinodromo.

In ogni caso, buona fortuna ad entrambe le categorie!

La cosa che però mi lascia più perplesso è che, grazie a questo staus quo, stiamo lasciando l’Italia in mano a chi non la merita. I posti di potere, dappertutto, sono in mano a gente mediocre, solo raramente competente, che ben presto diventerà la classe dirigente del futuro. È davvero squallido pensare che il posto che avresti dovuto occupare tu ora sia in mano ad un individuo che non ha la benché minima idea di cosa stia facendo o del perché si trovi lì! E tu invece che ti devi arrangiare annaspando per non annegare! Mi si stringe il cuore dover chiedere se un primario di un Ospedale è bravo, dover assistere a orrendi spettacoli recitati da cani, dover attendere ore allo sportello perché chi sta dall’altra parte non è capace, dover chiudere occhi e bocca (e qualcos’altro) di fronte ad una classe politica italiana composta di gente insulsa e incompetente.

Fa’ bene chi consiglia ai figli di andare via di qua! Io stesso lo consiglierei a mio figlio. O a chiunque me lo domandasse. Laddove combattere è diventato inutile e dannoso, sarebbe da idioti continuare a mandare un esercito stremato a morte certa. Lo capirebbe qualunque mediocre Generale in carica in questo Paese!

C’è poco da fare: o si attua una bella rivoluzione o si ripiega verso una fuga dignitosa. Altrimenti bisognerà essere disposti a ingoiare “liquame marrone” per tutto il corso della vita.

Voi siete disposti a farlo?

Io sto ancora decidendo.

AD MALORA!

 
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Pubblicato da su 10 marzo 2012 in Pensieri.

 

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