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Archivio mensile:ottobre 2011

Tipi da Féisbuc.

Ormai diciamo che frequento Féisbuc da un po’ di tempo, con un certa assiduità. Mi ci sono accostato con un certo scetticismo: credevo che fosse soltanto un altro bieco tentativo di mascherare un sito per rimorchiare da social network. E devo ammettere che il suo uso precipuo e principale è proprio quello. Rimorchiare. Ma non solo! Ho ben presto scoperto che c’è un universo in continuo movimento, là dentro!! Ma in ogni caso, io resto un utente sporadico, che fa giusto un po’ di pubblicità e intrattiene qualche conversazione saltuaria in chat.

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Quando mi connetto, però, sono sempre in osservazione. Guardo, rifletto, immagino, pondero. Perché, non so se s’è capito, io adoro osservare gli altri e il loro modo di agire e, soprattutto, di pensare. Sarà deformazione professionale (un attore guarda e imita!), sarà solo un’insana curiosità, ma l’antropologia ha sempre avuto su di me un fascino a dir poco irresistibile. In questi mesi, infatti, in base a ciò che tra i miei “conoscenti” ho potuto osservare, mi sono fatto un’idea precisa del popolo che abita questo strano mondo virtuale chiamato Féisbuc. Un mondo variegato, bizzarro, spesso noioso e scontato, ma che riesce a volte anche a sorprenderti, non sempre in meglio. E in questo periodo di forte globalizzazione di pensiero, ho notato come anche gli Internauti féisbucchiani si possono dividere in alcune grandi categorie. Diciamo che ognuno ha i suoi elementi distintivi, ma per grandi linee eccovi alcune categorie che in un gruppo di “amici” non mancheranno sicuramente:

  • Buoi da Rimorchio. Immancabili e attivi come un semaforo ad un incrocio. Per loro social network è sinonimo di rimorchio network e l’intera Rete Internet non ha altro scopo che quello di beccare quante più donne disponibili. Sono pieni di “amicizie” femminili e di qualche maschio che regge loro il gioco; di solito si collegano, entrano nel profilo di qualcuno e vanno a spulciare le foto per vedere chi possono agganciare. Non si fanno molti scrupoli (basta solo che la tipa in questione abbia delle belle poppe!), hanno delle tattiche precise sempre uguali e nella maggior parte dei casi sono fastidiosi e molesti come un tanga in mezzo alle chiappe.
  • Mercanti in fiera. Generalmente sono di sesso femminile (ma devo dire che anche gli uomini non scherzano!) e di un età ormai indefinibile, sono il target preferito dai Buoi da Rimorchio. Postano soltanto foto in posizioni provocanti, semi-nude e scosciate (o scollate) al punto giusto, o meglio se in bikini; i loro commenti sono volti unicamente all’auto-compiacimento e vanno letteralmente in visibilio per un complimento o una frase ammiccante. Vivono di quello, la loro vita è incentrata sull’esibizione e l’apparenza come lucertole al sole del deserto. Ma, ironia della sorte, quando vengono (ovviamente, dico io!) surclassate da richieste sessuali esplicite di ogni genere, hanno anche il coraggio di indignarsi e di protestare vivacemente contro la rozzezza di certi approcci. Che pena: nemmeno la gnocca è più la stessa!!!
  • Citazionisti. Ogni volta che apri una pagina di Fèisbuc vieni investito da una serie incredibile di citazioni più disparate tratte da Baudelaire, oppure da Proust, Hemingway, Topolino, Kipling, Che Guevara, Malgioglio, Vladimir Luxuria. Queste persone amano prendere delle frasi dette o scritte da altri e spiattellarle pare pare su un post, senza magari nemmeno capire fino in fondo di che cosa si sta parlando. Ma sono quasi sempre frasi ad effetto, aforismi di una certa rilevanza. Sembra che questa gente viva di luce riflessa, non riesca a formulare un pensiero indipendente ma abbia il continuo bisogno di aggrapparsi ad un detto celebre e arguto. E poi, io credo, citare la frase di un libro da l’impressione che quel libro lo si sia letto tutto, in altre parole che abbiamo dall’altra parte dello schermo una persona di una profonda cultura. Peccato che Internet pulluli di siti che forniscono citazioni e detti a buon mercato, e quindi citare il De Profundis di Wilde non significa necessariamente averlo letto davvero! Anzi!
  • Videoamatori. Stesso discorso dei Citazionisti, ma stavolta stiamo parlando di video condivisi da quel marasma infernale che comunemente chiamiamo You-tube. È un delirio. I più fortunati si trovano una serie di video di canzoni che non credevi che avessero nemmeno composto. E invece ci hanno pure fatto su un video! Nella maggioranza dei casi sono video anni ’80 orridi che durano in media nove minuti! Per chi è meno fortunato, si può incappare in ogni sorta di bislacche fesserie: dai video di gattini che artigliano bambini che piangono davanti agli occhi ottusi di genitori che li riprendono invece che aiutarli, a filmati di donne cerebralmente offese che tentano di parcheggiare l’auto sotto casa con risultati disastrosi. Ah, capita sovente che quando vai ad aprire un video che effettivamente t’interessa ti appaia la scritta beffarda: “Questo video è stato rimosso dall’utente”, che ti viene subito da pensare: “E che cosa cavolo lo hai postato a fare?”
  • Fotoamatori. Altra categoria da studiare con attenzione. Mettono in rete di tutto! Dannata tecnologia! Ormai le macchine fotografiche sono integrate in ogni cosa, persino nei calzini o nei croissant. E chissà per quale ragione non scritta c’è chi si sente in dovere di condividere con te le foto più disparate, assurde e idiote: festini popolati da gente insulsa, vacanze sudaticce al mare o in montagna (sempre nei soliti 4 posti!), il figlio a cui è caduto il primo dentino, il raduno alpino delle Giovani Pirlotte, una sballosissima serata allo stadio a vedere Tiziano Ferro che stona, la foto di “Fiorella M’ Annoia”, gente in pigiama che si scaccola di primo mattino. E guai se non commenti o se non clicchi su “mi piace”! Sarebbero capaci di rimuoverti dagli amici!
  • Grandi Fratelli. Con buona pace di George Orwell (pochi sanno che il termine Grande Fratello lo ha inventato lui, anche se intendeva ben altro!), questa categoria è quella che suscita in me la curiosità più accesa. Vorrei davvero sapere cosa spinge queste persone a condividere con dei “quasi” perfetti sconosciuti ogni istante della loro (sovente) scialba esistenza. Beh, anch’io vado al cesso una volta al giorno e qualche volta mangio la pasta con i broccoletti, ma non sento il bisogno sfrenato di doverlo per forza scrivere in un social network aspettando ansioso che qualcuno commenti “Bello!”! Per queste persone sembra che sia una missione quella di dirti in tempo reale come siano vestiti, quanta pappa stia mangiando il loro bimbo, quale arricciacapelli stiano usando, se hanno dormito, se hanno pianto, se hanno sudato, quanto sangue ci sia sul loro assorbente. Forse si tratta di un fraintendimento della parola “social” che porta questa categoria di gente a credere che ogni dannato, insulso, banale, dettaglio di ciò che stanno facendo possa interessare al prossimo. Io finisco sempre con l’ignorare i loro messaggi o, tutt’al più, al pensare all’inutilità del contenuto. Peccato che non ci sia un tasto ” Chissenefrega” da pigiare, sennò starei tutto il santo giorno col cursore incollato lì!
  • Buffoni di corte. Categoria interessante, ai limiti del parossismo. I Buffoni di corte hanno un dovere, un obbligo che nasce nel proprio intimo: commentare argutamente con ironia, sarcasmo e cercando in ogni modo di sembrare simpatici. Qualsiasi post che sia degno della loro attenzione, questi individui lo studiano per bene e poi sferrano un attacco fatto di cinico sarcasmo o di facile buffoneria. Questo varia a seconda del loro senso dell’umorismo. Sembra che l’universo si perda qualcosa se questi tizi non intervengono con una battuta di spirito, una facezia, un rimbrotto indelicato. Spesso la battuta è accompagnata da un emoticon [una faccina, per intenderci! tipo questa “:-)”] in modo che l’ironia venga notevolemte accentuata. Talvolta risultano simpatici e strappano un sorriso, molto spesso finiscono col diventare patetici e suscitano più tristezza che altro. Ma non demordono. Sono capaci di infilottare anche dieci, dodici battute di fila in una sola discussione. Fino al punto che rimpiangi di non poter mandare una scossa elettrica alle loro tastiere per far capire loro che magari è meglio abbozzare.
  • Ermetici. Sono coloro che scrivono qualunque cosa passi loro nel cervello in quel momento. Qualunque. Poco importa se chi sta dall’altra parte non ne capisce il senso o non ha la più pallida idea di cosa diavolo stiano parlando. Per loro è sufficiente aguzzare la mente e digitare. Il resto verrà da sé. E quindi frasi come “Il mio amore era blu”, “Quelle scarpe non si indosseranno su da sole”, “Sempre e soltanto dedizione”, “Cactus nel deserto i miei giorni con te”, eccetera, fanno spesso capolino tra le amenità di cui Féisbuc è piena. Ho il sospetto che nemmeno chi scrive il primo post abbia bene in mente qualcosa di specifico. Scrive e basta. Portato ad un eccesso di ermetismo, assistiamo a volte a post composti da una sola parola, tipo: “Eppure…” o “Comunque…” o ancora “Sebbene…” e per i più ricercati abbiamo anche “Or dunque…” o “Poc’anzi…”. Da notare l’uso dei puntini di sospensione che danno al tutto un aria di non finito, di suspense, di candore intellettuale. Di fronte a cose del genere io resto interdetto e finisco con lo scuotere la testa e alzare gli occhi al soffitto. Magari è ciò che in cuor loro vogliono!
  • Inserzionisti. Categoria di persone indaffaratissime, a quanto pare. Nella loro bacheca c’è spazio solamente per eventi e eventucoli, che però spaziano dall’attività culinaria alla boxe thailandese. Secondo loro noi dovremmo partecipare assolutamente allo spettacolo amatoriale del cugino del nipote del figlio di Zio Vincenzo, ma prima dovremmo fare un salto al concerto di Tal de’ Tali che si tiene nell’Arena di Scazzano, solo dopo aver fatto visita alla mostra dei quadri del Porticchio in olio e aceto su tela. In genere, chi rientra in questa categoria, sono artisti: attori, registi, cantanti, musicisti, pittori, coreuti, ballerini, ma spesso ci si può imbattere in gente che condivide la “Fiera del tortello”, o “il concerto a cappella nella Chiesa di San Giorlando”, o quelli che ti invitano a “venire tutti da me a giocare a Monopoli coi soldi veri”. Per loro Féisbuc equivale ad una grande vetrina, un posto dove i sogni s’avverano ad ogni costo, un divertimentificio di grande respiro.
  • Golpisti. Loro li trovo perniciosi ma in fondo innocui. Come le mosche d’estate che ti ronzano attorno ma che possono azzardarsi a fare poco altro. Per loro tutta la vita è politica, ogni singola molecola del corpo grida “Potere al popolo!”, il sociale è la loro bandiera, quelli della fazione opposta sono sempre in agguato e li vogliono togliere di mezzo ad ogni costo. Ce l’hanno con tutti, se la prendono con tutti, postano solo filmati politici, lettere di protesta, vignette satiriche, articoli antigovernativi. Il loro imperativo è quello di convertire alla loro religione politica il maggior numero di utenti possibile, con ogni mezzo, lecito e non. E anche in chat o in una discussione loro finiscono immancabilmente a parlare dello stesso, unico argomento: la Sinistra come mezzo di liberazione dai mali del capitalismo e, ovviamente, l’auspicato ritorno al marxismo/leninismo nella sua accezione più pura e intima. Fino al più completo sfinimento, ve lo assicuro.
  • Calciofili. Potevano mancare sul social network più diffuso al mondo gli appassionati del gioco più popolare al mondo? Ovviamente no. Commenti infuocati a ridosso delle partite, durante le partite, nel dopo partita e nei giorni a seguire. Un turbinio di moviole, commenti al gol mancato, insulti da parte di opposte fazioni, giustificazioni al limite del ridicolo, inni della squadra del cuore, errori arbitrali e partite truccate, calciatori divi che stanno con veline truccate, costi di biglietti per trasferte, e chi più ne ha più ne metta. Sembra di assistere al Processo di Biscardi… in ogni senso, visto che anche l’italiano che usano è molto simile a quello del conduttore dal parrucchino rosso. Nei periodi estivi i loro post languono: immagino che per loro deve essere una tale sofferenza che a stento solo una villeggiatura a Milano Marittima o a Soverato può mitigare!
  • Quintocantori. Questi soggetti potrebbero tranquillamente appartenere alla categoria degli Ermetici o dei Fotoamatori, ma se ne distaccano bellamente per il fatto assolutamente straziante che il loro minuscolo pianeta ruota attorno ad un unico argomento, come un chiodo fisso: l’Amore. Non parlano, non scrivono, non pensano, non mangiano, non respirano nient’altro che non sia sentimento amoroso. È come un leit motive che costella la loro sospirante vita e li spinge avanti in questa valle di lacrime (d’amore): “Io non penso che a te…”, “Sei il mio soffice cucciolo di triceratopo…”, “Come potrei resistere un’ora senza il tuo roco russare che accompagna i miei sogni…”, ” Sono a pezzi… Mi hai lasciato e hai portato via con te una parte della mia anima e due chili di asparagi freschi…”, “Quando sei lontano io resto in apnea aspettando il tuo ritorno…”, “Ma come puoi dirmi che mi ami se poi non lo dimostri comprandomi un roditore…”, “Amore, ma tu senti quel che sento io? O non prende bene il cellulare…” e altre stucchevoli inezie di questo genere che farebbero venire una iperglicemia fulminante anche ad un autore esperto di canzoni da Festival di Sanremo. Ovviamente, il messaggio sarebbe rivolto ad una persona in particolare, ma dico io, perché privarsi della soddisfazione di condividere queste emozioni con gli altri ottocento ignari idioti che di sicuro non hanno niente di meglio da fare che leggere e commentare? Del resto, quanto più tu ami o soffri per amore, quanto più vuoi urlare ai quattro venti ciò che il tuo cuore non riesce a contenere, no? E poco importa se agli altri fai lo stesso effetto di un lassativo per rinoceronti!

Spero di aver fatto un quadro ben dettagliato dei tipi da Féisbuc, almeno per come li ho visti io. Come è ovvio, quelle da me elencate non sono categorie chiuse, anzi risultano ampiamente flessibili. Non è raro imbattersi in qualcuno che appartiene contemporaneamente a due o più categorie. Del resto ognuno ha i suoi interessi, ringraziando Dio! Ce ne sarebbero da elencarne altre, ne sono sicuro, e queste varierebbero a seconda dell’esperienza di ognuno di noi. Vi invito, quindi, a completare questa mia ricerca antropologica aggiungendo a vostro piacimento qualsiasi categoria vi venga in mente e che a me è sfuggita. Potremo avere un’analisi completa e dettagliata di chi abita quotidianamente quell’enorme oceano di contatti virtuali che è Féisbuc.

Vi passo il testimone.

AD MALORA.

 
5 commenti

Pubblicato da su 25 ottobre 2011 in Pensieri.

 

Prendi Uno, Paghi Due!

Sono allarmato!

Continuiamo a ignorare argomenti fondamentali mentre occupiamo il tempo in fesserie di proporzioni bibliche. E chi ci guadagna sono sempre gli stessi, che s’arricchiscono alle nostre inconsapevoli spalle.

Grazie ad un sistema ibrido a metà tra il socialismo di stampo sovietico e il liberismo di stampo americano, nato ovviamente dopo aver perso la Seconda Guerra Mondiale ed esserci fatti di conseguenza la guerra gli uni con gli altri per “liberarci”, l’Apparato ITALIA funziona dannatamente male da oltre settant’anni e non accenna a migliorare.

Mi spiego meglio: siamo un Paese dove molte strutture che forniscono servizi al cittadino sono nate pubbliche, come nell’ex Unione Sovietica, cioè pagate dalle tasse degli italiani. Però, non funziona tutto così, perché cerchiamo anche di strizzare un occhio al libero mercato che viene d’oltre Oceano, fatto cioè di forti speculazioni in borsa e di entrate da capitali privati. Specie negli ultimi anni dove molte Aziende dello Stato si stanno convertendo in aziende pubbliche a partecipazione privata (ci mettono soldi i soliti imprenditori! Molti dei quali ricoprono anche cariche governative.) o private a partecipazione pubblica (il solito trucchetto delle Società Per Azioni. E sono sempre gli stessi imprenditori, badate bene!).

Insomma, non siamo mai stati né carne né pesce!

E questo fa sì che l’italiano, ignaro e boccalone, paga quasi tutti i servizi che gli sono messi a disposizione due volte. Quando gli va bene! Perché talvolta anche tre volte, o di più! Fermatevi a pensare. Ad ogni cosa che pagate. Ogni servizio che ricevete. Ad ogni fila che fate per pagare una bolletta, o ad ogni prodotto che comprate al supermercato. Se ci riflettete un po’ su vi renderete conto che, in realtà, l’avete già pagata versando le tasse.

Non ci credete? Volete qualche esempio? Non aspettavo altro… Non saprei da dove cominciare!

  • Cominciamo con una chicca: TRENITALIA, ovvero quelle che una volta erano le Ferrovie dello Stato, ma ora non lo sono più. Quanti soldi nostri sono andati a finire in quello che è stato soprannominato il “buco nero” delle Finanze? Eppure paghiamo ancora un biglietto esorbitante per un servizio effettivamente di basso livello. Ma è il solito problema del sistema ibrido: i prezzi sono da Ente privato, il servizio è da Ente pubblico. Mai viceversa!
  • AUTOSTRADE PER L’ITALIA. Altra perla! Aumenta sempre il prezzo del pedaggio, che in realtà le nostre tasse dovrebbero già aver coperto. Perché anche questa è un’azienda pubblica, o almeno lo è stata.
  • ALITALIA. Mi viene da ridere. A parte il fatto che una compagnia pubblica, indi sovvenzionata da noi italiani, non può mettersi in competizione con le aziende private estere perché sarebbe di fatto concorrenza sleale (e dall’Unione Europea se ne sono finalmente accorti!), ma sappiate che i biglietti degli aerei noi li abbiamo già ampiamente pagati in tante e tante vecchie Manovre Finanziarie.
  • FIAT. E qui il Sistema Italia ha dato il meglio di sé per quasi un secolo! È un’azienda privata, ma con tutti i soldi che abbiamo elargito ai potentissimi signori Agnelli possiamo dire che sia di fatto la più grande azienda pubblica italiana, o almeno quella che succhia più soldi! Uno studio condotto anni fa ha dimostrato che coi soldi che gli italiani hanno letteralmente “regalato” alla FIAT (che sarebbe giustamente dovuta fallire almeno quarant’anni fa!), contando i nostri nonni e i genitori, a ognuno di noi toccherebbe, in pratica, l’equivalente minimo di un’automobile gratis. Altro che migliaia e migliaia di Euro a macchina! [E FIAT è anche in gran parte la responsabile dell’assetto odierno del trasporto merci nel nostro Paese. Siamo uno Stato che ha una lunghezza di coste impressionante, Dio mio!, siamo una penisola, eppure la maggior parte del trasporto merci avviene su gomma. Chiedetevi chi ci guadagna dal fatto che siano i T.I.R. a trasportare i beni e i servizi su e giù per il nostro Paese (vi dico solo una parola: IVECO!) e saprete a chi addossare la colpa se fate sette ore di coda a Barberino del Mugello!]
  • R.A.I. Azienda pubblica lottizzata, cioè in mano di fatto alla nostra classe politica. Televisione di Stato. Sorvolo sulla qualità dei programmi, perché ne ho già scritto altrove [Un’occasione sprecata“, n.d.a.], però il fatto che il Canone sia diventata un’imposta è una cosa ridicola e priva di senso. Devi pagare per forza! Cioè, ti forniscono loro un servizio, che tu potresti anche non richiedere, e lo devi pagare in ogni caso. In più, nei loro palinsesti la presenza della pubblicità è la stessa, come frequenza e intensità, che nelle TV commerciali concorrenti. Quindi il Canone dovremmo averlo già ampiamente pagato ogni volta che andiamo a comprare un prodotto reclamizzato dalla Televisione di Stato. In pratica, stiamo pagando il Canone due volte, in questo caso molte di più!
  • BENZINA. Le dolenti note. Abbiamo il prezzo della benzina più alto d’Europa, gli americani pagano la benzina almeno tre volte di meno! Le Aziende sono private, ovviamente non tutte, però noi continuiamo a pagare delle accise che hanno dell’incredibile. Quando me lo hanno detto ho strabuzzato gli occhi! Non ci volevo credere. Eppure ho controllato ed è effettivamente così. Noi paghiamo ancora le accise del Belice e dell’Irpinia, cioè delle tasse “speciali” che erano state messe pro tempore per fronteggiare all’emergenza di quei terremoti. Il terremoto del Belice è datato 1968, l’accisa non è mai stata tolta.
  • Il TICKET SANITARIO. Lo avete già pagato… fidatevi!
  • GAS, LUCE, ACQUA. È vero. Sono forniture di cui si deve fare richiesta, non sono obbligatorie. Eppure, non ho mai visto una sola casa nella quale manchino luce, gas e acqua, perché sarebbe, a conti fatti, come ritornare indietro di duecento anni! Quindi in un certo senso, non puoi farne a meno. Beh, le tasse che paghiamo andrebbero a coprire tranquillamente i costi della bolletta. In parole povere, paghiamo le bollette due volte.
  • TEATRO E CINEMA. Non tutti sanno che la maggior parte delle sale teatrali e cinematografiche d’Italia percepiscono fondi pubblici per il loro sostentamento (cito il F.U.S. tanto per fare un esempio!). Da dove altro sarebbe nato lo Stato assistenzialista che ha rovinato intere generazioni di artisti? Alcune di queste sale percepiscono, complessivamente, anche svariati milioni di Euro all’anno. In pratica, potrebbero farvi entrare bellamente gratis e non rimetterci un centesimo! Buffo che invece alcuni spettacoli arrivino a costare fino a 85 Euro per una “poltronissima”!
  • I SERVIZI DI MOBILITÀ PUBBLICA. Come autobus, metropolitane, tram, eccetera. Beh, anche lì vale lo stesso discorso. Il biglietto lo avete già pagato prima. Quello che obliterate è il doppione.
  • ASILI, SCUOLE, UNIVERSITÀ. Quelle pubbliche dovrebbero essere gratuite, non farti pagare la retta. Ovviamente perché dovrebbero essere foraggiate dalle nostre tasse. E dovrebbero avere fondi adeguati. In fin dei conti, sono i nostri soldi, no? E dovremmo decidere noi come destinarli!
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Potrei andare avanti per ore. Potrei riempire pagine e pagine di scempiaggini come queste. Ma più vado avanti più mi sale una rabbia incredibile dallo stomaco che mi metterei ad urlare. Perché abbiamo il carico fiscale più alto d’Europa, ma i nostri soldi servono quasi tutti per tentare d’arginare un insanabile debito pubblico che è stata la classe politica con le sue scelte scellerate, in combutta con le solite dannate Banche, a creare. Almeno, se paghiamo così tante tasse, dovremmo usufruire di servizi adeguati gratuiti, ma questo è un discorso di cui il nostro Governo non si vuole interessare. Basta che s’ingrassano i Signori della Finanza e tutto va bene, no?

Svegliatevi! Restare impassibili di fronte ad abusi come questi vuol dire essere, in qualche maniera, collusi con le Istituzioni. Non possiamo far finta di niente.. Basterebbe davvero soltanto rendersi conto di ciò che ci circonda, invece che chinare la testa verso il basso e accettare pedissequamente tutto ciò che ci viene propinato. È vero, siamo lungi dall’essere un popolo di Rivoluzionari, e non lo saremo mai, ma cavolo! Bisogna darsi una mossa o ben presto ci troveremo a pagare persino l’aria che respiriamo!

Chiudo con un consiglio da amico: la prossima volta che sentite la parola GRATIS, fermatevi un momento a riflettere. Niente è GRATIS. Significa solo che da qualche altra parte, avete già pagato. Quindi, non fatevi fregare!

AD MALORA!

 
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Pubblicato da su 7 ottobre 2011 in Pensieri.