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Archivio mensile:agosto 2011

Novus Ordo Seclorum.

Dollaro

A me fa sorridere di gusto chi ancora s’accalora dietro a questioni tanto ridicole come quella del “Nuovo Ordine” o de “l’Elite mondiale” che starebbe tramando, nell’ombra, alle nostre inconsapevoli spalle. E giù teorie assurde su presunte cospirazioni che queste persone ordirebbero in gran segreto riunendosi in consessi riservati e oscuri. E dall’altra parte, invece, c’è chi sbotta contrariato asserendo che queste sono solo favole, storielle inventate da un gruppo di invasati (ormai internauti da decenni!) che vengono chiamati “cospirazionisti“. Io rido perché trovo l’argomento inutile, anzi, addirittura fuorviante.

Premetto che anch’io sono stato, ahimè, un cospirazionista. E può darsi che lo sia ancora, nel mio intimo. Forse. Ma ho superato il cieco convincimento che “deve essere così” senza prove e senza fatti. In effetti, risulta molto frustrante speculare sulle tesi più disparate quando a tuo pro non puoi esibire che poche prove indiziarie. E io mi sono fermato nella ricerca della verità proprio per mancanza di appigli reali, oppure perché convinto che in realtà una verità da scoprire effettivamente non esiste, ma è davvero il semplice frutto di menti troppo fantasiose a cui piace intraprendere voli azzardati.

Da qualche tempo però, sono tornato con il mio più caro amico sull’argomento, così, per riderne un po’ su. Lasciar correre liberamente le idee spesso può essere un passatempo sano, rilassante e costruttivo. Mi sono accorto, allora, che ripensando la cosa in modo più adulto, e soprattutto scevro da ogni condizionamento letto o sentito in questi anni, può darsi che come sempre, la verità sia posta nel mezzo della questione.

E basterebbe usare una cosa che ormai nessuno usa più: il buonsenso.

Se le supposizioni vengono fatte lasciando i cavalli della mente a briglia sciolta si possono creare degli edifici straordinari che poggiano, tuttavia, su basi inesistenti, quindi destinati a crollare. Però, se le supposizioni derivano da un discorso ragionato e schietto, forse ci si può avvicinare alla realtà dei fatti. Dico forse, perché la realtà verace per noi poveri umani è impossibile da afferrare. È totalmente al di fuori della nostra portata.

Ma andiamo per gradi. Ed esaminiamo alcuni fatti.

  1. Da che il mondo è mondo (quanto adoro questa frase!) gli uomini si sono sempre associati in gruppi, hanno scelto i loro capi, con metodi più o meno leciti, e si sono divisi naturalmente i due nette categorie: chi comanda e chi è comandato. È il nostro modus operandi, lo è sempre stato e lo sarà sempre. Questo è un fatto.
  2. Chi comanda detiene il potere e, comunque la poniamo, costituisce una cerchia ristretta di persone; al di sotto si trova la massa, che invece non ha nessun potere ma nemmeno alcuna responsabilità. Altro fatto.
  3. Si può notare che dove si trova il potere possiamo trovare anche i soldi, anzi, nell’ultima parte della nostra Storia, proprio le “Finanze” hanno fatto oscillare l’ago del potere da una parte o dall’altra della bilancia. Anche questo è un fatto.
  4. Le grandi dinastie di Re, Imperatori, Sultani, Capi tribù, e via dicendo, hanno cercato nel corso dei secoli di perpetrare la propria specie attraverso il controllo specifico delle nascite. In parole povere la Storia è zeppa di matrimoni combinati per mantenere lo status quo o per concludere rapporti d’affari, a qualsiasi livello. Ancora un altro fatto.
  5. La Storia tende a ripetersi. Vuoi perché noi esseri umani non riusciamo mai a imparare dai nostri errori, vuoi perché dimentichiamo con facilità il passato, magari credendo che il futuro ci riservi qualcosa di diverso. È un fatto.
  6. Mai come ora la Globalizzazione ha fatto sì che le distanze planetarie fossero così piccole tanto da apparire soltanto pure formalità da espletare. E non mi riferisco solo alle distanze in migliaia di chilometri, ma soprattutto alle distanze culturali, politiche, ambientali, comportamentali, sociali di ogni popolo della Madre Terra. Altro fatto.

Pochi potrebbero contestare i fatti che ho appena esposto. E non so davvero con quali argomenti!

Costruite queste fondamenta di fatti, proviamo ora a supporre.

Supponiamo che fin dall’alba dei tempi i Governanti della Terra abbiano detenuto un potere assoluto, costituito dalla capacità di tenere sotto di sé la massa delle persone, volutamente lasciate ignoranti. Supponiamo che col potere questi Governanti abbiano cominciato ad accentrare verso di loro enormi quantità di beni, prima, e di denaro poi. E che per millenni abbiano cercato, riuscendoci o meno, di mantenere lo status quo lasciando alla loro discendenza il compito di portare avanti gli “affari di famiglia”. Sappiamo come dal Secolo dei Lumi in poi, lentamente, il potere finanziario si sia spostato verso alcune classi che con la loro intraprendenza stavano facendosi largo a spallate verso l’alto: su tutte la borghesia. E come sappiamo dal punto (3), se si sposta il potere finanziario si sposta anche il potere tout court. È facile supporre che questi nuovi borghesi arricchiti cominciassero a dettare legge nei confronti della vecchia aristocrazia, e che abbastanza velocemente ne prendessero tutti i comportamenti, virtuosi e non; ovviamente anche quello di trasmettere i propri averi alla discendenza e di cercare alleanze di letto per mantenere il potere e rafforzarlo. Cambiano gli addendi ma il risultato è lo stesso!!

Andiamo avanti con gli anni e con le supposizioni!

Dalla borghesia del XVIII secolo nascono direttamente altre categorie di nuovi ricchi, tra i quali i grossi mercanti e i banchieri. Supponiamo senza troppo sforzo che lentamente queste due categorie comincino a veder entrare nelle loro tasche quantità di beni e denaro impressionanti, sopratutto i banchieri. E guardiamo come all’alba del XX secolo ci siano alcune banche così potenti da battere moneta per gli Stati, da fare prestiti a Nazioni in difficoltà e addirittura di finanziare in toto campagne militari, guerre e colpi di stato. Ricordate che mai come oggi chi detiene il potere finanziario può letteralmente dettare legge! Ma questo lo abbiamo già supposto a sufficienza.

Arriviamo ai giorni nostri. La Globalizzazione. Parola che nasconde dietro di sé il mero intento di cercare di far unire piccoli poli di potere in modo che confluiscano in centri di potere più grandi. Quindi ecco la nascita di Multinazionali, di Super Banche, di Unioni Europee, ONU, NATO, e ogni altra forma di associazionismo conosciuta e non. Questa non è una supposizione, è un fatto. Possiamo supporre, invece, che a capo di ogni Multinazionale ci sia una o più famiglie che la controllano e che cercano di mantenere il controllo alla vecchia maniera: attraverso affari di letto! Possiamo supporre che le maggiori Banche del pianeta (che sono ovviamente private!) siano rette da una o più dinastie, che scivolano agili nel corso degli anni in modo per lo più immutate. I capi di Stato mutano attraverso libere elezioni, è vero, ma chi ha i soldi veri non schioda, non è soggetto a elezioni o ad altro, non ne ha bisogno.

E più il tempo passa, più la Globalizzazione fa sì che diminuiscano le persone sedute su quegli scranni. E lentamente si ritorna al passato, a ciò che esisteva all’alba dei tempi: Oligarchia.

E possiamo supporre che questa Oligarchia corra, più o meno, attraverso un filo diretto di consanguineità: sono potenti, ci tengono a mantenersi tali, è ovvio supporre che cerchino di combinare le discendenze in modo da aumentare la loro forza, anche in maniera trasversale (tipo il rampollo di una Banca che finisce con lo sposarsi la primogenita della famiglia a capo di una Multinazionale, eccetera).

Ora, pensate ad un capo di Stato, anche importante, la cui Nazione deve a queste banche o Multinazionali (sto parlando di case farmaceutiche, compagnie di assicurazioni, commercianti di armi, petrolieri, eccetera) una quantità di soldi impensabile, come può esserlo un debito pubblico, ad esempio, cosa potrebbe fare di fronte ad una qualsiasi richiesta da parte di questi signori? Gliela potrebbe negare? Io suppongo di no. Le decisioni di queste persone influenzano le Nazioni, suppongo, e le scelte di chi ci governa influenzano i cittadini. Come in un sistema piramidale, dove i pochi che comandano influenzano indirettamente la vita di chi sta alla base della piramide. E in mezzo ci sono solo gli strumenti di tale, perverso, gioco. E a pensarci bene, il sistema “a piramide” è l’unico sistema che funziona per l’essere umano. È sempre stato così, anche oggi. Gli altri sono destinati a fallire miseramente, e molti lo hanno potuto provare sulla propria pelle. E non vi illudete di vivere in un sistema democratico! La democrazia è solo una forma mascherata (malamente!) di sistema piramidale. Pensateci!

Quindi, ecco chi potrebbero essere queste persone!

Volete chiamarla Elite? O Nuovo Ordine Mondiale? Oppure Illuminati? Beh, fatelo pure. Loro non si scompongono. Anzi, non sanno nemmeno che li state chiamando. Così come noi non sappiamo che esistono. Possiamo solo supporlo. E non perché vivano nell’ombra. È ridicolo. Ma perché vivono così al di sopra del nostro universo che non riusciamo a percepirli. Sono così in alto che i nostri occhi non li possono scorgere. Altro che ombra! Sono fin troppo al sole!

Ma in fondo, queste sono solo mie supposizioni. E io posso sempre sbagliarmi!

 
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Pubblicato da su 24 agosto 2011 in Pensieri.

 

Ma che cosa è successo a questo Paese?

“Ma che cosa è successo a questo Paese?”

Mi giro intorno, passeggio lungo le strade della mia città, vedo solo gente con lo sguardo basso, prostrata e attonita. Nessun guizzo negli occhi dei passanti, sembrano rassegnati alla loro quotidiana esistenza. Ovunque io vada vedo persone in tale stato. È assurdo! O forse no. Alzo gli occhi al cielo, rifletto un attimo, e mi tornano in mente le parole del saggio: “Se togli ad un popolo la speranza gli togli la capacità di guardarsi attorno; e se gli togli tale capacità diventeranno ottimi elettori!”

Eppure non è sempre stato così, cavolo! Questo nostro Paese piagato e umiliato nei tempi passati dettava legge in ogni campo, era all’avanguardia per numerose cose, che ora sembrano essere state dimenticate. È proprio vero che l’uomo italico non ha memoria storica. Dimentichiamo ciò che siamo stati in passato per ricordarci solo lo squallore del presente. Dovremmo prendere esempio dagli Americani: duecentocinquant’anni scarsi di storia, per lo più fatta di vaccari, delinquenti e puttane, che vengono studiati e sbandierati come una preghiera profana ogni volta che se ne presenti l’occasione.

E l’Italia?

italia-crisi

Potremmo vantarci di una storia di almeno duemilacinquecento anni, cioè dieci volte quella americana! Eppure non sappiamo, non ricordiamo, non riflettiamo, non ci applichiamo, non portiamo alla mente ciò che abbiamo sommariamente studiato a scuola. Scordiamo troppo presto che siamo figli degli antichi Romani (che a loro volta erano figli degli antichi Greci!), un popolo guerriero, pragmatico ed eccezionale, per ricordare solo qualche stupida frase fatta di latino andando a visitare il Colosseo. E all’estero veniamo considerati solo in quanto il popolo della pizza, degli spaghetti, quei simpatici e focosi ingenuotti che sono capaci solo di fare chiasso e di tirare a campare!

Mi piacerebbe, qualche volta, che i miei connazionali ricordassero ai nostri amici d’oltre confine che c’era un tempo nel quale noi sovrastavamo chiunque in qualunque campo. I Romani (cioè i nostri antenati!) avevano assoggettato tutta l’Europa, o gran parte di essa, tutta L’Africa settentrionale e tutto il Medio Oriente. Non è cosa da poco! Siamo noi che abbiamo portato la civiltà a popoli che ora si vantano di averla inventata! Siamo stati noi che abbiamo dato agli inglesi strade e un’organizzazione quando loro erano capaci solo di grugnire e di accoppiarsi con le capre! Noi abbiamo regalato ai tedeschi regole e fognature quando loro riuscivano a malapena a vestirsi e si tagliavano ancora il viso con le pietre! I signori francesi devono a noi la scrittura e l’arte: loro erano ancora intenti a costruire baracche e a coprirle di merda per non far entrare l’acqua!

Troppo presto dimentichiamo tutto ciò! Noi abbiamo dato al mondo occidentale ogni cosa che ora essi sbandierano come segno di civilizzazione. Sto parlando della legge, in primis. I codici che ancora oggi studiano gli avvocati prendono spunto dai codici di legge latini. Parlo dell’architettura! Egiziani e Sumeri a parte (discorso troppo lungo che avrebbe bisogno di un’altra sede di discussione!), noi abbiamo buttato le basi e le fondamenta (letteralmente, in questo caso!) per la costruzione di edifici che tutti hanno in seguito ripreso. Basti pensare a Vitruvio! E ancora… Parlo dell’arte, che abbiamo sviluppato nel corso dei secoli, da cui tutti hanno attinto, che ha avuto come massima espressione il Rinascimento italiano. Ma non è finita qui! Parlo della guerra, che i romani conducevano in maniera eccelsa e nella quale avevano raggiunto il massimo grado di perfezione, ma che ora pare sia nata in qualche super-attrezzata base dell’Arizona.

Ma non è tutto!

Più avanti nel tempo, verso il tredicesimo secolo, mentre nel resto dei Paesi si era di colpo ritornati indietro di secoli (il famigerato oscuro e nero Medioevo!), noi inventavamo i Comuni, ovvero la prima forma di democrazia moderna; quella, per intenderci, che gli americani stanno cercando di inculcare ai popoli islamici a suon di bombardamenti. È roba nostra. Così come è nostra l’invenzione delle banche, che oggi dominano e governano l’intero pianeta. Anche la religione è un’invenzione nostrana. Che poi sia una cosa positiva o negativa, non è questo il luogo di discussione, ma il fatto che la Chiesa sia un prodotto italico è fuori da alcun dubbio. È facile scindersi da una cosa che esiste già, non è vero? Più difficile è avere gli strumenti per creare un qualcosa dal nulla! E che dire del commercio? L’anima della moderna economia? Mi permetto solo di rammentare che mentre la Repubblica di Venezia scambiava spezie e oggetti preziosi con Paesi e popoli che erano dall’altra parte del Globo, il resto dell’Europa conosceva a malapena il significato della parola “Affari”.

Ancora!

Italia-Frutta

La letteratura moderna è cosa nostra! andateglielo a chiedere a Geoffrey Chaucer, il padre della letteratura inglese da chi ha scopiazzato i suoi Canterbury Tales! Egli candidamente vi dirà che aveva letto, qualche anno prima della sua opera, un testo di un tale Giovanni Boccaccio, un certo Decamerone! Ma mica è il solo! John Milton, nel suo Paradise Lost, non ha preso struttura e impianto tematico dalla Divina Commedia? E quanti poeti francesi hanno letteralmente fatto man bassa dei loro corrispettivi siciliani e toscani? È tutta farina del nostro sacco.

Mi fermo qui, anche se potrei andare avanti per pagine e pagine. Eppure non trovo nulla in tutto questo per cui andare fieri, visto come si sono evolute le cose. Ci siamo uniti cento cinquant’anni fa. Molti uomini, ignari del reale sporco disegno che stava alla base della nostra Unità, hanno dato il sangue perché l’Italia smettesse di essere solo un’espressione geografica. Eppure nell’unità non abbiamo trovato la forza. La forza di essere un popolo vero che rivendica il suo passato con orgoglio e guarda con occhio sicuro al futuro.

Siamo stati schiacciati e umiliati. Prima di tutto da noi stessi. Non abbiamo mai avuto una forma di governo serio, mai: abbiamo avuto una monarchia di grado e valore infimi; un ventennio fascista che ha prodotto rovine, devastazioni e fantasmi; una Repubblica democratica a dir poco ridicola, fatta solo di servilismo democristiano e di nepotismo cieco e smodato, dove hanno regnato per decenni corruzione e mediocrità. In secondo luogo, gli altri: abbiamo perso la seconda Guerra Mondiale e questo ha sancito il nostro declino definitivo. Siamo a conti fatti il cinquantunesimo stato degli Stati Uniti. Per anni loro qui hanno dettato legge, ci hanno imposto la loro cultura, il loro modo di pensare, di essere, in poche parole, ci hanno fatto il lavaggio del cervello. Purtroppo pochi di noi ricordano i fasti di ciò che eravamo e invece si pongono con tristezza davanti a ciò che siamo ora.

Gli Italiani dovrebbero prendere spunto dal passato per guardare il futuro. Ma quando esco di casa vedo solo gente che accetta il precipitare degli eventi con rassegnazione, che non ha più voglia di far valere le proprie ragioni perché crede di non averne più, di ragioni. Quando mi confronto con gli altri, noto il loro disappunto confusionario. Non sanno bene cosa fare, cosa dire e soprattutto cosa pensare. E questo mi riempie il cuore di tristezza e angoscia. Ed è allora che mi pongo questa domanda. Una domanda semplice, in fondo, ma che racchiude in sé una risposta molto, molto complicata:

“Ma che cosa diavolo è successo a questo Paese?”

 
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Pubblicato da su 15 agosto 2011 in Pensieri.