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“Non fare l’attore!”

Dovevano essere le undici, undici e dieci. Avevo appena terminato una replica a teatro (con dodici persone in sala, record di incassi per quella settimana!) e mi accingevo a salutare i miei colleghi con quel misto di malinconia e fame che ti coglie proprio dopo una recita, quando un ragazzo di non più di diciassette anni mi s’avvicina timoroso con un cellulare in mano. Poco più dietro, al di là della sua spalla, scorgo la figura di una signora sorridente. Il ragazzo timidamente mi fa i complimenti, cosa che io prendo sempre con grande piacere e un pizzico d’imbarazzo, e mi chiede se può farsi una foto con me, visto che lo avevo proprio emozionato. Scherzo subito sul fatto che io non sia tanto importante, o famoso, o tale da smuoversi per una foto, ma lui insiste. Accetto tra gli sguardi divertiti e canzonatori dei miei colleghi. Lui passa il cellulare alla signora e si mette in posa sorridente vicino a me. Dopo aver scattato qualche foto e aver fatto volare qualche sorriso, stringo con forza la mano al ragazzo per salutarlo. Dopo tutto, mi ha fatto sentire tutto il suo calore, che ha scaldato non poco quella serata invernale, quando la signora aggiunge, sorridente: “Sa, mio figlio vorrebbe studiare recitazione. In famiglia lo incoraggiamo. Vuole fare l’attore… come lei”. E già il mio sangue comincia a scorrere più lento. Annuisco forzatamente ma non mi pronuncio e allora la signora m’incalza: “Potrebbe dargli lei qualche consiglio? Qualche dritta?” Ora, in condizioni normali, avrei ripetuto la frase che dicono tutti quando sono chiamati in causa, anche

img_6834_g_renzose dentro gli si smuovono le viscere: “Studia, applicati, fai una buona scuola di recitazione e non mollare mai!” E giuro, giuro!, stavo per ripetere quella sentenza ormai imparata a memoria, quando ho incrociato i suoi occhi che attendevano speranzosi. In un istante ho rivisto il mio stesso sguardo di venticinque anni prima davanti allo specchio del mio primo camerino. Mi s’è stretto il cuore. Alla fine credo di aver parlato più a me stesso giovane che a quel ragazzo. Purtroppo.

Senti a me: non fare l’attore. Non ti conviene. È un mestiere di merda, che in questo Paese nemmeno viene considerato tale! Non fare l’attore, non studiare, non ti applicare, e soprattutto non fare teatro! Se proprio vuoi provare, buttati sul cinema, o meglio sulla televisione! Ma mai il teatro! Comunque è meglio che non ci provi proprio a fare l’attore. Finirai per bruciarti la vita. Il teatro è come una droga pesante, come l’eroina. Lo provi per gioco, su quelle assi cominci a sentirti tale e quale ad un semidio, quando reciti provi delle sensazioni fortissime, e piano piano tutto il resto si offusca. Nient’altro conta più come prima. E ben presto fai la stessa fine di un tossico: vuoi recitare di più, non ti basta mai, vuoi dosi sempre più massicce. E se non arrivano la fama e la notorietà (cosa più facile di quanto uno crede!), ti ritrovi a 50 anni in teatrini di periferia a svenderti per cercare la tua “dose”, o a recitare in cortometraggi brutti e inutili in cui sei sfruttato proprio perché tu non puoi fare a meno di “drogarti”. E per sentire ancora quei rari ma immensi istanti di adrenalina artistica, finisci col condurre un’esistenza di buchi depressivi enormi in cui inizi perfino a recitare pezzi di monologhi famosi da solo in casa mentre lavi piatti. Non fare l’attore! Qualsiasi altra cosa ma non l’attore! Significa sacrificare la tua vita in nome di una musa capricciosa e bastarda. Significa mettere tutto al secondo posto: la famiglia, gli amori, i figli, il benessere economico. E chi ti sta vicino se ne accorge. Lo vede che sei distratto, assente, che hai la testa da un’altra parte, ma non ci può fare niente. E neanche tu puoi più farci nulla! Sei come marchiato a fuoco. Non fare l’attore, senti a me! O almeno non fare il professionista, non ne vale la pena. Al massimo trovati un lavoro serio e poi vai a passare il tempo in qualche compagnia amatoriale. Ti diverti, magari tiri su qualche soldo, ma niente di più. Se proprio devi, fallo diventare il tuo hobby. Ma non fare questo mestiere, non ti ficcare in questi casini o escine il più velocemente possibile. Se hai talento poi è anche peggio! Finiresti soltanto in pasto ad un covo di vipere invidiose e arriviste. Non fare l’attore! Sono più le umiliazioni e le sofferenze che le soddisfazioni. Credimi!

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Ho sparato questo monologo cercando di respirare il meno possibile, senza guardare nessuno. Soltanto alla fine ho incrociato gli occhi del ragazzo. Mortificati, duri, tristi, spenti. Mi sono sentito uno stronzo. La madre mi ha goffamente salutato e sono andati via di corsa. Solo, davanti all’insegna spenta del teatro, ho ripensato alla durezza delle mie parole. Forse ho esagerato, forse ho tarpato le ali al nuovo Gassman e mi pentirò amaramente di ciò, ma se all’epoca avessi avuto tali consigli realistici e spietati può darsi che avrei fatto scelte diverse. O magari no! Idealista e sognatore com’ero!

Ho scrollato le spalle, mi sono stretto nel cappotto e sono andato via. Mi era passata la fame!

#admalora

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Pubblicato da su 31 dicembre 2018 in Pensieri.

 

I.P.S.I. dixerunt

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel…”

 Umberto Eco (1932-2016)

 

Tanto per essere chiari: di Ignoranti, Presuntuosi, Scostumati e Idioti (che di seguito appelleremo con la sigla I.P.S.I.) è sempre stato pieno il mondo! Li trovavi dappertutto, dalla scuola materna fino ai circoli ricreativi per anziani. In ogni ambito del sociale, in ogni ambito lavorativo, OVUNQUE!

E si riconoscevano ad occhio nudo!

Sempre pronti ad immischiarsi, ad impicciarsi dei fatti altrui, a parlare di qualunque cosa senza avere nessuna competenza, chiassosi, ottusi, fastidiosi come una zanzara nell’orecchio, beceri e invidiosi, censori con gli altri e fin troppo indulgenti con loro stessi. In una parola… I.P.S.I.! Qualcuno li prendeva in giro, magari bonariamente, la maggior parte li ostracizzava con vigore, perché ritenuti a ragione subdoli e dannosi, e alla fine a loro non restava altro che fare comunella. Confrontarsi, crescere nella loro inettitudine, e sopravvivere. Sì, perché in tempi remoti, gli I.P.S.I. sopravvivevano. Vivacchiavano. Magari in un bar, in un gruppo di amici, in un ufficio, nell’abitacolo di un auto. Un po’ fieri della loro ignoranza e maleducazione, la maggior parte del tempo vergognandosi di non essere all’altezza. Figure tristi e inette di uomini e donne, insomma, che popolavano i margini della nostra società.

Questo prima! Prima dell’avvento dei social network! La tecnologia odierna ha ampliato gli orizzonti, è vero. Ha dato la possibilità di comunicare in tempo reale pressoché in ogni parte del globo terracqueo. Ormai viviamo in un’epoca d’interconnessione totale e le previsioni ci dicono che le relazioni virtuali saranno destinate ad incrementarsi esponenzialmente. Ed ecco che dal buio delle loro stanzette fredde e maleodoranti, dal miasmoso e infetto nulla nel quale stazionavano da decadi, gli I.P.S.I. hanno cominciato a vedere dapprima uno spiraglio, un bagliore, un lampo, e infine una vera e propria tempesta di luce! Ovviamente la luce di uno schermo! E così lo sfavillante Facebook, il malizioso Twitter, l’immaginifico Instagram, il mirabolante Pinterest, il professionale LinkedIn, lo sfigatissimo Google+, il rutilante Reddit, l’onnisciente You-tube, e in genere ogni Blog che viene postato sul benedetto web, o qualsiasi Applicazione che i nostri smartphone possono contenere, in pochi anni e con una velocità impressionante, si sono trasformati in un “refugium peccatorum” per ogni I.P.S.I. che abbia accesso ad un minimo di tecnologia.

Non c’è più via di scampo. E non ne usciremo vivi!

Il singolo ha una determinata forza, il gruppo ne ha una ben maggiore; un branco può diventare pericoloso, che cosa non è capace di fare una moltitudine? Gli I.P.S.I. si sono ritrovati tutti insieme sui social, ormai sono un vero e proprio esercito: dall’Italia al Mali, dagli Stati Uniti alla Corea del Nord si sono riconosciuti, si sono annusati il culo, hanno preso consapevolezza del loro potere e infine hanno cominciato a dilagare. Ormai sono virtualmente in ogni dove!

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E qual è l’arma che più usano contro i poveri malcapitati? Semplice: la loro opinione.

Sono ignoranti, presuntuosi, scostumati e idioti, è bene tenerlo a mente, quindi quello che pensano, il loro modo di ragionare, il modo in cui vedono il mondo sono dannatamente importanti. Ed essendo stati educati da un paio di mufloni dalle minime parvenze umane, non avranno nessuno scrupolo a dirti come devi vivere la tua vita, ad intromettersi in ogni cosa senza avere la benché minima idea di quello che stanno dicendo. Perché stanno prendendo a prestito l’idea e l’opinione di qualche altro idiota. Che l’ha ripresa da qualcun’altro. E così via, e così via, in una spirale senza fine.

Postano notizie false per sostenere le loro tesi. Recensiscono locali, film, ristoranti, alberghi, esseri umani, ricoprendoli di stupidaggini fuori luogo. Criticano  “a pene di segugio” il lavoro altrui. Si sostengono a vicenda nelle loro inutili battaglie! Commentano con astio e cattiveria insensata fatti di cronaca di cui non conoscono i dettagli. Cercano di influenzare la pubblica opinione spingendo a viva forza le loro tesi insulse, o i loro gusti mediocri. Ripetono inebetiti gli stessi mantra, che per loro sono il segreto della felicità.  Pontificano. Insegnano, criticano, scrivono malamente senza posa, urlano, censurano, minacciano, s’indignano, si schierano, attaccano, digitano sbagliando le parole, strepitano, inveiscono, digitano torturando l’italiano e gli occhi altrui, analizzano, moviolano. Il tutto sempre rimanendo al sicuro dietro ad una tastiera, perché è lì che questi individui si sentono invincibili. Infatti, nella vita reale, restano sempre quegli I.P.S.I. emarginati e vergognosi che basterebbe una vecchia maestra elementare a mettere a tacere immediatamente…

Temo che non li si possa più arrestare. E chi di dovere lo ha capito e da anni ha trovato il modo di lucrarci sopra, tanto idioti e ignoranti come sono, abboccano a qualsiasi cretinata! Hanno creato programmi in TV per gli I.P.S.I., pubblicità ad hoc, siti sul web, serie televisive, prodotti commerciali apposta per gli I.P.S.I., applicazioni per smartphone dedicate, locali per loro e loro soltanto. Ora come ora sono anche degnamente rappresentati nel Parlamento italiota! Perché è triste dirlo, ma gli I.P.S.I. hanno cominciato a votare per gli I.P.S.I.! Aberrante!

Direi che hanno vinto loro. E infatti è una battaglia se non persa, di sicuro compromessa. Occorre turarsi il naso e soprassedere. Sforzarsi di scendere al livello degli I.P.S.I., cercare di comprenderli e di giustificarli sarebbe un errore fatale. Il loro scopo è quello di annientare tutto ciò che d’intelligente e sensato abita questa Madre Terra. Oppure si potrebbe provare ad educarli, ad insegnare loro qualcosa, a farli elevare almeno al rango dei primati. Tanto per far loro capire a cosa servono le dita opponibili.  Beh, provateci e in bocca al lupo! Se ne siete capaci voi!

Oggi, come sempre, come ieri e come domani… AD MALORA!

#admaloracomefilosofiadivita

 
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Pubblicato da su 3 ottobre 2018 in Pensieri.

 

Hai chiuso le Imposte?

Pagare le tasse è un dovere d’ogni cittadino. E io non posso che essere d’accordo con questa affermazione. Su come vengano poi usati i soldi delle nostre tasse se ne potrebbe parlare all’infinito. Ma pagare un’imposta che non riguarda te mi sembra decisamente esagerato! Diamine! Ne ho preso coscienza soltanto da poco tempo, ma temo che sia una pratica in atto da anni da parte degli Enti comunali, regionali e financo dallo Stato, a discapito dei poveri cittadini. Urgono spiegazioni più dettagliate…

Un caro amico ha ricevuto da non molto tempo una graziosa missiva contenente la richiesta di pagamento della TARES (la tassa comunale per i rifiuti urbani) per l’anno 2016. Un ammontare complessivo di più di Quattrocento Euro da parte del caro e sempreverde Comune di Napoli. tassa sui rifiuti Anche se la cifra mi sembra leggermente eccessiva, il fatto di  dover pagare questa tassa è, ahimè, doveroso e quindi non ci si può esimere. La cosa strana è che il mio amico non abita più a Napoli da anni e quindi la TARES che deve corrispondere al Comune è pari a zero! Se la matematica non è un opinione.

 

Ma andiamo avanti.

Sempre questo caro amico (credo che su di lui penda una sorta di maledizione Inca, oppure è stato iscritto in qualche misterioso registro di riscossione d’imposte!) ha qualche tempo fa ricevuto dalla simpatica e onnipresente Regione Campania un’altra missiva in cui si richiedeva con una certa urgenza il pagamento di vari bolli di circolazione di un veicolo, riguardanti il periodo di tempo dal 2014 all’anno in corso. Una tassa che io reputo indegna, insulsa e sanguinosa, ma che si deve purtroppo pagare. E stiamo parlando di svariate centinaia di Euro, mica bruscolini! Se non fosse per il fatto che suddetta auto è stata regolarmente rottamata nel 2002! Quindi credo, ma non ne sono sicuro, che non abbia potuto circolare da nessuna parte da quel dì.

Ci sarebbero tanti e tanti esempi ancora da fare, come, tanto per dire, lettere di Canoni RAI mandate a gente che ha cambiato casa o non ha mai posseduto un televisore, oppure bollette varie spedite a gente defunta da anni, eccetera eccetera; l’elenco risulterebbe come sempre lungo e noioso.

Il punto è un altro: per quale ragione accadono queste cose?

Semplice distrazione? [“Ops! mi è partita per sbaglio la comunicazione di pagamento per il signor Porcomiglio. Vabbè, facciamo finta di niente che qui rischio una figuraccia!”]

Oppure incompetenza? [“Lavoro qui da ventitré anni ma non ho idea di come si usa un computer… Oh, che bel programma colorato! E se clicco su questo rettangolino con su scritto “pagamenti” che cosa succede? “]

O forse si tratta di superficialità? [“Ma il signor Zompapereta ha pagato la tassa sul loculo che lui stesso occupa da tredici anni? Vabbè, nel dubbio mandiamogli il bollettino, non si sa mai!”]

Temo che la faccenda sia più complessa. La buonanima dell’onorevole Giulio Andreotti, che andava baciando mafiosi a destra e a sinistra ma la sapeva lunga in queste cose, sosteneva che: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca!”. E se lo diceva lui! Non so perché ma quando vengo a sapere (o mi accadono di persona) certi avvenimenti penso sempre ad una mente in malafede che muove i fili nascosta nell’ombra. Per due ragioni: la prima è che gli Enti comunali, regionali e anche il nostro straordinario Governo, lamentano una cronica e centennale carenza di soldi e farebbero qualsiasi cosa pur di recuperare denaro liquido; la seconda è, invece, più sottile e bastarda: se non puoi esibire una prova tangibile di non avere più una casa di proprietà, oppure di aver rottamato l’auto, o ancora di essere effettivamente defunto, ti tocca pagare per forza. Oppure rivolgerti ad un avvocato, ma senza nessuna garanzia di successo. E spesso e volentieri tu non conservi tutti tutti i documenti! Già, perché magari nel frattempo hai fatto tre traslochi e Dio solo sa dove sono finite quelle ricevute! Oppure: “la mia auto è stata rottamata nel 2000, ho tenuto i documenti per i fatidici cinque anni, ma poi ho buttato via tutto. Mi prendevano un sacco di spazio e poi chi vuoi che me li venga a chiedere ora?

E così che ti fregano. A meno che tu non sia così meticoloso da conservare in ordine temporale ogni minima ricevuta della tua vita. E allora ti tocca soltanto la straziante seccatura di doverti difendere da tali turpi attacchi. In ogni altro caso ti fregano, ci puoi contare! Fantozzi tasse

Come se fosse una sorta di spamming ad ampio spettro in cui partono centinaia e centinaia di missive in ogni dove come se fosse una gigantesca pesca a strascico. Le maglie della rete non sono poi così larghe e tanti ci restano impigliati e pagano. Tanto è tutto a norma di legge, no? Al massimo, se riesci a dimostrare di non dover corrispondere il dovuto, l’Ente in questione può sempre scusarsi dicendo che s’è trattato di un errore, di una svista. Ma ad oggi, questa eventualità non è mai accaduta.

#ADMALORA

Ps. Ringrazio il mio caro amico per le sue disavventure, sperando che in futuro non gliene capitino più. Quando è troppo è troppo! Massima Solidarietà.

 
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Pubblicato da su 17 giugno 2017 in Pensieri.

 

Non m’importa!

Premesso che informarsi è un bene; premesso che avere un’idea delle cose e possedere una sana curiosità per ciò che ci circonda è sempre positivo; premesso che una persona che conosce come va il mondo sviluppa una sana coscienza civile; fatte tutte queste premesse, mi chiedo: è mai possibile che tutti noi dobbiamo per forza dare la nostra opinione su qualsiasi argomento?

QUALSIASI? È assurdo.

Sarà l’avvento dei social network, e più in generale l’uso delle nuove tecnologie a scopo informativo, ma davvero in giro sento solo gente che parla di tutto di più. Ormai se non dici la tua sulla guerra in Medioriente, se non posti qualcosa di toccante per una strage o uno stupro, se non dai la tua “espertissima” opinione sulla politica estera del Guatemala, o sul surriscaldamento globale, o sul parrucchino di Donald Trump, o sulle unioni civili, evidentemente sei fuori dai giochi. Un disadattato, o peggio, un superficiale. E invece mi ricordo che una volta esisteva il sacrosanto diritto di dire “Non m’importa!” su qualcosa che trovavamo di scarso interesse. O di cui ne sapevamo poco e niente. Oggi no. Alla prima scossa di terremoto, tutti esperti sismologi. TUTTI. All’ennesimo attacco terroristico, spunta fuori gente che conosce a menadito l’addestramento dei kamikaze in Libia. Alla nascita del secondogenito di una qualsivoglia vedette televisiva, tutti a commentare come se fosse una loro parente. TUTTI.fregarsene

E ammettiamolo. TUTTI (me compreso) hanno scarsa conoscenza degli argomenti in questione, nella maggior parte dei casi. Sentiamo di sfuggita ciò che riportano i mass-media, che spesso e volentieri sono pieni di notizie tendenziose o edulcorate; oppure leggiamo di fretta qualche trafiletto che scorre sui social network, che spesso e volentieri sono pieni di notizie travisate o addirittura inventate di sana pianta. E da qui, noi desumiamo, ragioniamo, cogitiamo, riflettiamo, per poi far eruttare il nostro pensiero più profondo dai nostri cervelletti critici. E guai se qualcuno ci contraddice o la pensa diversamente! Ma come si permettono? Come osano?

Veramente, ho come l’impressione di assistere sempre di più ad un vero e proprio festival della superficialità.

Il buonsenso (ahimè! Ormai pressoché defunto in ogni ambito sociale) inviterebbe a fare un passo indietro, nel caso non fossimo così ferrati in una materia piuttosto che in un’altra. Anche perché non posso credere che chi è esperto in corsi subacquei, sia poi anche il massimo conoscitore di tecniche agroalimentari, e inoltre un iniziato massone, ingegnere nucleare, raffinato playboy e ex allenatore di calcio di serie A.

I Tuttologi mi hanno sempre divertito. Ma così stiamo esagerando.

E allora io qui pubblicamente ribadisco il diritto a fregarmene di un tema che poco mi interessa. Mi avvalgo della facoltà di non rispondere su qualcosa che francamente poco mi cale. Oppure posso anche farmi un’idea chiara e circostanziata di una cosa, ma mi arrogo la presunzione di non farne parola con nessuno, nel massimo rispetto e nell’indifferenza del prossimo. E invito chiunque a fare lo stesso. Anche se so già che questa mia richiesta resterà per lo più inascoltata.

Però, almeno per oggi voglio ribadirlo:

NON M’IMPORTA di chi hanno eletto come presidente degli Stati uniti!

NON M’IMPORTA di chi ha venduto le armi ai ribelli siriani!

NON M’IMPORTA del seno rifatto della nuova soubrette di turno!

NON M’IMPORTA di farmi prendere dal panico perché non ci sono più vaccini in giro!

NON M’IMPORTA di ogni cosa che non solletica la mia curiosità!

E una volta tanto…. Beata ignoranza!lichtenberg-opinione

AD MALORA!

 
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Pubblicato da su 18 gennaio 2017 in Pensieri.

 

La Spirale

Nasci. Cresci.

Studia. Studia! STUDIA!!!

Divertiti. Viaggia. Sballati. Drogati. Innamorati.Libertà.

Cerca un lavoro. Se hai fortuna lo trovi.

Guadagna soldi. Spendi soldi.

Pratica sport.

Segui la moda. Segui la massa.

Stai connesso. Sempre.

Selfie. Status. Tweet.

Guarda la televisione.

Protesta. Indignati. Affiliati.

Compra. Auto nuova. Cellulare nuovo.

Borsa nuova. Scarpe nuove. Ancora. Ancora.

Ritocchino? Perché no?

Metti i soldi in banca.

Trova la persona giusta. Convivi. Sposati. Unisciti civilmente. Accoppiati di fatto.

Compra la casa. La casa è essenziale.

Fa’ un figlio. Riempie la vita.

Segui le regole. Fai la differenziata.

Divorzia. Paga gli alimenti. Fatti mantenere.

Guadagna soldi. Spendi soldi.

Stai connesso. Sempre.

Compra. Auto nuova, borsa nuova. Amore nuovo.

Mantieniti in forma. Mangia sano.

Arriva alla pensione. Se hai fortuna ci arrivi.

Guarda la televisione.

Fatti un Hobby. Viaggia.

Ritocchino? Perché no?

Invecchia. Se ci riesci.

Terme. Ospedali. Operazioni.

Spendi soldi.

Muori.

Fatti rinchiudere in una cassa di legno di 2 metri per 1.

Fine.

Adesso ripeti ad alta voce: “La mia vita mi appartiene! La mia vita mi appartiene! La mia vita mi appartiene! La mia vita mi appartiene! LA MIA VITA MI APPARTIENE!”

Magari finisci col crederci davvero…

AD MALORA!iosonolibero

 
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Pubblicato da su 9 luglio 2016 in Pensieri.

 

Tolleranza a portar via

Ma da quando siamo diventati così aggressivi gli uni con gli altri?

Da quando una persona non può più esprimere liberamente le sue idee, per quanto strampalate o fuori luogo possano essere, senza che una pletora di indemoniati gli dia addosso con acredine?

Non la pensiamo tutti allo stesso modo: FATEVENE UNA RAGIONE!

Sia su argomenti futili come nelle cose fondamentali. Penso che, chi più chi meno, ognuno di noi si faccia le proprie idee su ogni argomento. E possono essere le più svariate. Eppure ultimamente sto assistendo, sia in prima persona, sia come semplice spettatore, ad una sorta di linciaggio verbale di chi è diverso, di chi non si allinea. È un modo di fare che ormai la nostra classe politica ha preso come unico modello di riferimento. Il problema è che anche la gente comune si sta cominciando a comportare alla stessa maniera. E il tutto viene amplificato dall’enorme cassa di risonanza che sono (ahimè!) i social network.

Mi rendo sempre più spesso conto che chi attacca in realtà, non ha nessuna intenzione di capire le ragioni dell’altro, non le vuole nemmeno sentire. Appena ascolta, legge, adocchia qualcosa che potrebbe teoricamente essere contro il suo pensiero, si infervora, parte in quarta, chiude ogni comunicazione e basta. L’altro è solo un avversario da zittire, schiacciare, annientare. Con più veemenza possibile.Urlare reciproco

È triste. Sinceramente, molto triste.

E gli epiteti si sprecano: ignorante, becero, razzista, omofobo, retrogrado, fascista, qualunquista, populista, demagogo, superficiale, comunista. Tanto per citare quelli che ho sentito negli ultimi tempi. Io, poi, come di solito accade quando vengo colpito in prima persona, tento di smorzare i toni, perché non amo che la conversazione degeneri. Prima di tutto il rispetto dell’altro. Così mi è stato insegnato! Tento di fare qualche battuta per allentare la tensione. Ma ho da poco compreso a mie spese che questo atteggiamento viene spesso scambiato con debolezza e remissività.

MA MANCO PER NIENTE!

Il fatto che io sia beneducato non significa che io sia accondiscendente. Semplicemente non voglio scendere ad un livello che considero meschino e turpe. Ho le mie idee, sono precise e specifiche, e non me le farà cambiare nessun essere strillante di questa terra. Anzi!

Stiamo tutti tanto predicare la TOLLERANZA. ci piace riempirci la bocca col suono di questa parola; ma poi quando c’è bisogno di metterla in pratica, allora si fa fatica ad accettare gli altri. O meglio: siamo tolleranti solo quando ci fa comodo. Se questa comodità viene meno, ecco che sale dagli abissi della natura umana tutto il livore, l’acrimonia, la cattiveria, di una cieca intolleranza. Che sia questa religiosa, politica, razziale, sessuale, sportiva, fideistica, artistica, non importa. L’importante è che sia feroce e spietata.

Specie da parte delle Minoranze, che da vere vittime di torti e ingiustizie, grazie a questo atteggiamento, ultimamente si stanno trasformando in intransigenti e spietati propugnatori di diritti che adesso pretendono a tutti i costi. E gli altri sono da mettere al rogo. Ma perché? Ci rendiamo conto che tutto ciò è assurdo?

Dal canto mio, io resto per mia formazione un vecchio illuminista, molto ancient regime, uno di quelli che continua a credere nel sacrosanto aforisma: «Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo» (che non è una frase di Voltaire, come erroneamente si crede, ma che racchiude in pieno la saggezza di una mente consapevole). E avere la possibilità di dire la propria è un DIRITTO. Un diritto sancito dalla nostra Democrazia. Chi crede che invece sia un Privilegio (come per esempio la buonanima di Umberto Eco!) fondamentalmente pensa che il suo interlocutore sia un cretino che non capisce nulla. Può darsi che nel caso di Eco fosse vero, ma in genere non mi sembra di avere a che fare, specie negli ultimi tempi, con menti così eccelse e eccezionali da lasciar loro questo tipo di “privilegio”.

Ribadisco: siamo in una società che si professa civile? Cerchiamo allora di comportarci in maniera altrettanto civile. E una persona civile la si riconosce quando discute con qualcuno in disaccordo con lui, non quando parla con chi annuisce e gli dà ragione!

[Concludo suggerendo a chi mi ha etichettato come ignorante di leggersi il “TRATTATO DELLA TOLLERANZA” di Voltaire. Quella sì che sarebbe una lettura veramente “illuminante”.]Aforisma tolleranza

Ora e sempre, forse più convinto di prima: AD MALORA!

 
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Pubblicato da su 6 marzo 2016 in Pensieri.

 

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Non Omen Nomen

Avete notato come in quasi tutti i nomi dei partiti, o degli Stati, o delle Associazioni che si occupano di una determinata cosa, sono presenti degli aggettivi o dei sostantivi che poco hanno a che fare con la realtà delle cose? No?

Io ci ho fatto caso da un po’ di tempo e la cosa mi fa rabbrividire. Molto.

Volete qualche esempio?simboli partiti

Prendiamo i partiti che governano attualmente il nostro Paese: PD, ovvero Partito Democratico. Se vai a guardare bene non ha nulla in sé di democratico. Prima si chiamavano DS, Democratici di Sinistra. Niente di meno democratico e soprattutto nemmeno un’ombra di qualcosa che fosse di sinistra. O vogliamo parlare dell’altro schieramento? PdLPopolo delle libertà. In cui la parola “libertà” è messa lì per creare confusione, ma non ha un significato reale. Figuriamoci “popolo”!
Ma è così un po’ dappertutto.

La vecchia Germania dell’Est era denominata DDR, cioè Repubblica Democratica Tedesca. Essendo una consorella dell’Unione Sovietica, di democrazia lì ne avevano vista ben poca. O la stessa URSS? Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, dove il “socialiste” credo che fosse un aggettivo messo lì come una lontana eco del passato, diciamo.

Ma andiamo avanti.

Ve lo ricordate il PSI, tanto per fare un esempio? Il Partito Socialista Italiano? Non che nel corso degli anni abbia visto attuare loro una qualsiasi politica realmente sociale, eh! Però il simbolo col garofano era mitico!

O la DC? La Democrazia Cristiana? Ora, accostare la parola Democrazia (che credo che sia il termine più abusato e maltrattato dell’ultimo secolo!) al Cristianesimo è qualcosa di molto fantasioso. In effetti, della Chiesa Cattolica che tanto propugna il Cristianesimo si può dire di tutto, ma sostenere che sia mai stata una democrazia, beh!, è alquanto azzardato.

Oppure la Repubblica Popolare Cinese? Che meraviglia! Di reale nel nome c’è soltanto il fatto che si tratti di qualcosa che riguardi il popolo cinese. Forse. Per il resto è tutto abbastanza interpretabile.Congo

La maggior parte delle “Repubbliche” africane sono in realtà dittature militari. Non sto qui a fare tutti gli esempi, perché sarebbe tempo perso.. Ma ha un certo fascino questo accostamento semantico! così come in molti degli Stati del Medio Oriente, dove vale lo stesso identico discorso.O vogliamo parlare dell’Unione Europea, in cui l’unità per ora è solo un miraggio? O del famigerato Stato Islamico, che di stato e di islamico ha veramente poco?

Perché? La dicitura “Protezione Civile“? Che grande lezione lessicale! Il termine “Protezione” rimanda a qualcosa che previene un evento o un accadimento. Qualcosa che ci protegge dalle catastrofi, in questo caso. Ma non ho MAI visto intervenire in vita mia la Protezione Civile prima che qualcosa fosse realmente accaduta. Sempre a conti fatti. Chiamatela allora, che ne so?, “Riparazione Civile“, o “Rimedio Civile“. Avrebbe molto più senso.

E taccio su altro. Ce ne sarebbero degli esempi da fare! A voglia! Cercateli voi nel vostro quotidiano!

Ma allora io mi chiedo: perché fanno così? Perché non mettere un simbolo con su scritto “Partito del Tentativo di Cambiamento“? Oppure “Repubblica Militare“?

Due risposte mi sono sembrate le più sensate:

  1. Quell’aggettivo, quel termine, in realtà rappresenta un’aspirazione, una dichiarazione di intenti. Vorrebbero davvero essere democratici,liberi, socialisti, popolari. Ma è così difficile mettere in pratica un concetto!
  2. Ci prendono in giro. Il sostantivo è posizionato lì ad arte così che il “popolo bue” pensi: “Ah, allora questi sono davvero democratici! Proteggono sul serio!” E si sente subito a suo agio. Ignaro, come sempre.

Vista la scarsa considerazione che ho dell’essere umano, propendo per la seconda ipotesi. È decisamente più realistica.

Dopo tutto, a noi cittadini ci piace da matti essere presi per i fondelli! In ogni caso, con ogni mezzo. EVVIVA!

AD MALORA.

 
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Pubblicato da su 17 novembre 2015 in Pensieri.

 

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