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Hai chiuso le Imposte?

Pagare le tasse è un dovere d’ogni cittadino. E io non posso che essere d’accordo con questa affermazione. Su come vengano poi usati i soldi delle nostre tasse se ne potrebbe parlare all’infinito. Ma pagare un’imposta che non riguarda te mi sembra decisamente esagerato! Diamine! Ne ho preso coscienza soltanto da poco tempo, ma temo che sia una pratica in atto da anni da parte degli Enti comunali, regionali e financo dallo Stato, a discapito dei poveri cittadini. Urgono spiegazioni più dettagliate…

Un caro amico ha ricevuto da non molto tempo una graziosa missiva contenente la richiesta di pagamento della TARES (la tassa comunale per i rifiuti urbani) per l’anno 2016. Un ammontare complessivo di più di Quattrocento Euro da parte del caro e sempreverde Comune di Napoli. tassa sui rifiuti Anche se la cifra mi sembra leggermente eccessiva, il fatto di  dover pagare questa tassa è, ahimè, doveroso e quindi non ci si può esimere. La cosa strana è che il mio amico non abita più a Napoli da anni e quindi la TARES che deve corrispondere al Comune è pari a zero! Se la matematica non è un opinione.

 

Ma andiamo avanti.

Sempre questo caro amico (credo che su di lui penda una sorta di maledizione Inca, oppure è stato iscritto in qualche misterioso registro di riscossione d’imposte!) ha qualche tempo fa ricevuto dalla simpatica e onnipresente Regione Campania un’altra missiva in cui si richiedeva con una certa urgenza il pagamento di vari bolli di circolazione di un veicolo, riguardanti il periodo di tempo dal 2014 all’anno in corso. Una tassa che io reputo indegna, insulsa e sanguinosa, ma che si deve purtroppo pagare. E stiamo parlando di svariate centinaia di Euro, mica bruscolini! Se non fosse per il fatto che suddetta auto è stata regolarmente rottamata nel 2002! Quindi credo, ma non ne sono sicuro, che non abbia potuto circolare da nessuna parte da quel dì.

Ci sarebbero tanti e tanti esempi ancora da fare, come, tanto per dire, lettere di Canoni RAI mandate a gente che ha cambiato casa o non ha mai posseduto un televisore, oppure bollette varie spedite a gente defunta da anni, eccetera eccetera; l’elenco risulterebbe come sempre lungo e noioso.

Il punto è un altro: per quale ragione accadono queste cose?

Semplice distrazione? [“Ops! mi è partita per sbaglio la comunicazione di pagamento per il signor Porcomiglio. Vabbè, facciamo finta di niente che qui rischio una figuraccia!”]

Oppure incompetenza? [“Lavoro qui da ventitré anni ma non ho idea di come si usa un computer… Oh, che bel programma colorato! E se clicco su questo rettangolino con su scritto “pagamenti” che cosa succede? “]

O forse si tratta di superficialità? [“Ma il signor Zompapereta ha pagato la tassa sul loculo che lui stesso occupa da tredici anni? Vabbè, nel dubbio mandiamogli il bollettino, non si sa mai!”]

Temo che la faccenda sia più complessa. La buonanima dell’onorevole Giulio Andreotti, che andava baciando mafiosi a destra e a sinistra ma la sapeva lunga in queste cose, sosteneva che: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca!”. E se lo diceva lui! Non so perché ma quando vengo a sapere (o mi accadono di persona) certi avvenimenti penso sempre ad una mente in malafede che muove i fili nascosta nell’ombra. Per due ragioni: la prima è che gli Enti comunali, regionali e anche il nostro straordinario Governo, lamentano una cronica e centennale carenza di soldi e farebbero qualsiasi cosa pur di recuperare denaro liquido; la seconda è, invece, più sottile e bastarda: se non puoi esibire una prova tangibile di non avere più una casa di proprietà, oppure di aver rottamato l’auto, o ancora di essere effettivamente defunto, ti tocca pagare per forza. Oppure rivolgerti ad un avvocato, ma senza nessuna garanzia di successo. E spesso e volentieri tu non conservi tutti tutti i documenti! Già, perché magari nel frattempo hai fatto tre traslochi e Dio solo sa dove sono finite quelle ricevute! Oppure: “la mia auto è stata rottamata nel 2000, ho tenuto i documenti per i fatidici cinque anni, ma poi ho buttato via tutto. Mi prendevano un sacco di spazio e poi chi vuoi che me li venga a chiedere ora?

E così che ti fregano. A meno che tu non sia così meticoloso da conservare in ordine temporale ogni minima ricevuta della tua vita. E allora ti tocca soltanto la straziante seccatura di doverti difendere da tali turpi attacchi. In ogni altro caso ti fregano, ci puoi contare! Fantozzi tasse

Come se fosse una sorta di spamming ad ampio spettro in cui partono centinaia e centinaia di missive in ogni dove come se fosse una gigantesca pesca a strascico. Le maglie della rete non sono poi così larghe e tanti ci restano impigliati e pagano. Tanto è tutto a norma di legge, no? Al massimo, se riesci a dimostrare di non dover corrispondere il dovuto, l’Ente in questione può sempre scusarsi dicendo che s’è trattato di un errore, di una svista. Ma ad oggi, questa eventualità non è mai accaduta.

#ADMALORA

Ps. Ringrazio il mio caro amico per le sue disavventure, sperando che in futuro non gliene capitino più. Quando è troppo è troppo! Massima Solidarietà.

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Pubblicato da su 17 giugno 2017 in Pensieri.

 

Non m’importa!

Premesso che informarsi è un bene; premesso che avere un’idea delle cose e possedere una sana curiosità per ciò che ci circonda è sempre positivo; premesso che una persona che conosce come va il mondo sviluppa una sana coscienza civile; fatte tutte queste premesse, mi chiedo: è mai possibile che tutti noi dobbiamo per forza dare la nostra opinione su qualsiasi argomento?

QUALSIASI? È assurdo.

Sarà l’avvento dei social network, e più in generale l’uso delle nuove tecnologie a scopo informativo, ma davvero in giro sento solo gente che parla di tutto di più. Ormai se non dici la tua sulla guerra in Medioriente, se non posti qualcosa di toccante per una strage o uno stupro, se non dai la tua “espertissima” opinione sulla politica estera del Guatemala, o sul surriscaldamento globale, o sul parrucchino di Donald Trump, o sulle unioni civili, evidentemente sei fuori dai giochi. Un disadattato, o peggio, un superficiale. E invece mi ricordo che una volta esisteva il sacrosanto diritto di dire “Non m’importa!” su qualcosa che trovavamo di scarso interesse. O di cui ne sapevamo poco e niente. Oggi no. Alla prima scossa di terremoto, tutti esperti sismologi. TUTTI. All’ennesimo attacco terroristico, spunta fuori gente che conosce a menadito l’addestramento dei kamikaze in Libia. Alla nascita del secondogenito di una qualsivoglia vedette televisiva, tutti a commentare come se fosse una loro parente. TUTTI.fregarsene

E ammettiamolo. TUTTI (me compreso) hanno scarsa conoscenza degli argomenti in questione, nella maggior parte dei casi. Sentiamo di sfuggita ciò che riportano i mass-media, che spesso e volentieri sono pieni di notizie tendenziose o edulcorate; oppure leggiamo di fretta qualche trafiletto che scorre sui social network, che spesso e volentieri sono pieni di notizie travisate o addirittura inventate di sana pianta. E da qui, noi desumiamo, ragioniamo, cogitiamo, riflettiamo, per poi far eruttare il nostro pensiero più profondo dai nostri cervelletti critici. E guai se qualcuno ci contraddice o la pensa diversamente! Ma come si permettono? Come osano?

Veramente, ho come l’impressione di assistere sempre di più ad un vero e proprio festival della superficialità.

Il buonsenso (ahimè! Ormai pressoché defunto in ogni ambito sociale) inviterebbe a fare un passo indietro, nel caso non fossimo così ferrati in una materia piuttosto che in un’altra. Anche perché non posso credere che chi è esperto in corsi subacquei, sia poi anche il massimo conoscitore di tecniche agroalimentari, e inoltre un iniziato massone, ingegnere nucleare, raffinato playboy e ex allenatore di calcio di serie A.

I Tuttologi mi hanno sempre divertito. Ma così stiamo esagerando.

E allora io qui pubblicamente ribadisco il diritto a fregarmene di un tema che poco mi interessa. Mi avvalgo della facoltà di non rispondere su qualcosa che francamente poco mi cale. Oppure posso anche farmi un’idea chiara e circostanziata di una cosa, ma mi arrogo la presunzione di non farne parola con nessuno, nel massimo rispetto e nell’indifferenza del prossimo. E invito chiunque a fare lo stesso. Anche se so già che questa mia richiesta resterà per lo più inascoltata.

Però, almeno per oggi voglio ribadirlo:

NON M’IMPORTA di chi hanno eletto come presidente degli Stati uniti!

NON M’IMPORTA di chi ha venduto le armi ai ribelli siriani!

NON M’IMPORTA del seno rifatto della nuova soubrette di turno!

NON M’IMPORTA di farmi prendere dal panico perché non ci sono più vaccini in giro!

NON M’IMPORTA di ogni cosa che non solletica la mia curiosità!

E una volta tanto…. Beata ignoranza!lichtenberg-opinione

AD MALORA!

 
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Pubblicato da su 18 gennaio 2017 in Pensieri.

 

La Spirale

Nasci. Cresci.

Studia. Studia! STUDIA!!!

Divertiti. Viaggia. Sballati. Drogati. Innamorati.Libertà.

Cerca un lavoro. Se hai fortuna lo trovi.

Guadagna soldi. Spendi soldi.

Pratica sport.

Segui la moda. Segui la massa.

Stai connesso. Sempre.

Selfie. Status. Tweet.

Guarda la televisione.

Protesta. Indignati. Affiliati.

Compra. Auto nuova. Cellulare nuovo.

Borsa nuova. Scarpe nuove. Ancora. Ancora.

Ritocchino? Perché no?

Metti i soldi in banca.

Trova la persona giusta. Convivi. Sposati. Unisciti civilmente. Accoppiati di fatto.

Compra la casa. La casa è essenziale.

Fa’ un figlio. Riempie la vita.

Segui le regole. Fai la differenziata.

Divorzia. Paga gli alimenti. Fatti mantenere.

Guadagna soldi. Spendi soldi.

Stai connesso. Sempre.

Compra. Auto nuova, borsa nuova. Amore nuovo.

Mantieniti in forma. Mangia sano.

Arriva alla pensione. Se hai fortuna ci arrivi.

Guarda la televisione.

Fatti un Hobby. Viaggia.

Ritocchino? Perché no?

Invecchia. Se ci riesci.

Terme. Ospedali. Operazioni.

Spendi soldi.

Muori.

Fatti rinchiudere in una cassa di legno di 2 metri per 1.

Fine.

Adesso ripeti ad alta voce: “La mia vita mi appartiene! La mia vita mi appartiene! La mia vita mi appartiene! La mia vita mi appartiene! LA MIA VITA MI APPARTIENE!”

Magari finisci col crederci davvero…

AD MALORA!iosonolibero

 
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Pubblicato da su 9 luglio 2016 in Pensieri.

 

Tolleranza a portar via

Ma da quando siamo diventati così aggressivi gli uni con gli altri?

Da quando una persona non può più esprimere liberamente le sue idee, per quanto strampalate o fuori luogo possano essere, senza che una pletora di indemoniati gli dia addosso con acredine?

Non la pensiamo tutti allo stesso modo: FATEVENE UNA RAGIONE!

Sia su argomenti futili come nelle cose fondamentali. Penso che, chi più chi meno, ognuno di noi si faccia le proprie idee su ogni argomento. E possono essere le più svariate. Eppure ultimamente sto assistendo, sia in prima persona, sia come semplice spettatore, ad una sorta di linciaggio verbale di chi è diverso, di chi non si allinea. È un modo di fare che ormai la nostra classe politica ha preso come unico modello di riferimento. Il problema è che anche la gente comune si sta cominciando a comportare alla stessa maniera. E il tutto viene amplificato dall’enorme cassa di risonanza che sono (ahimè!) i social network.

Mi rendo sempre più spesso conto che chi attacca in realtà, non ha nessuna intenzione di capire le ragioni dell’altro, non le vuole nemmeno sentire. Appena ascolta, legge, adocchia qualcosa che potrebbe teoricamente essere contro il suo pensiero, si infervora, parte in quarta, chiude ogni comunicazione e basta. L’altro è solo un avversario da zittire, schiacciare, annientare. Con più veemenza possibile.Urlare reciproco

È triste. Sinceramente, molto triste.

E gli epiteti si sprecano: ignorante, becero, razzista, omofobo, retrogrado, fascista, qualunquista, populista, demagogo, superficiale, comunista. Tanto per citare quelli che ho sentito negli ultimi tempi. Io, poi, come di solito accade quando vengo colpito in prima persona, tento di smorzare i toni, perché non amo che la conversazione degeneri. Prima di tutto il rispetto dell’altro. Così mi è stato insegnato! Tento di fare qualche battuta per allentare la tensione. Ma ho da poco compreso a mie spese che questo atteggiamento viene spesso scambiato con debolezza e remissività.

MA MANCO PER NIENTE!

Il fatto che io sia beneducato non significa che io sia accondiscendente. Semplicemente non voglio scendere ad un livello che considero meschino e turpe. Ho le mie idee, sono precise e specifiche, e non me le farà cambiare nessun essere strillante di questa terra. Anzi!

Stiamo tutti tanto predicare la TOLLERANZA. ci piace riempirci la bocca col suono di questa parola; ma poi quando c’è bisogno di metterla in pratica, allora si fa fatica ad accettare gli altri. O meglio: siamo tolleranti solo quando ci fa comodo. Se questa comodità viene meno, ecco che sale dagli abissi della natura umana tutto il livore, l’acrimonia, la cattiveria, di una cieca intolleranza. Che sia questa religiosa, politica, razziale, sessuale, sportiva, fideistica, artistica, non importa. L’importante è che sia feroce e spietata.

Specie da parte delle Minoranze, che da vere vittime di torti e ingiustizie, grazie a questo atteggiamento, ultimamente si stanno trasformando in intransigenti e spietati propugnatori di diritti che adesso pretendono a tutti i costi. E gli altri sono da mettere al rogo. Ma perché? Ci rendiamo conto che tutto ciò è assurdo?

Dal canto mio, io resto per mia formazione un vecchio illuminista, molto ancient regime, uno di quelli che continua a credere nel sacrosanto aforisma: «Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo» (che non è una frase di Voltaire, come erroneamente si crede, ma che racchiude in pieno la saggezza di una mente consapevole). E avere la possibilità di dire la propria è un DIRITTO. Un diritto sancito dalla nostra Democrazia. Chi crede che invece sia un Privilegio (come per esempio la buonanima di Umberto Eco!) fondamentalmente pensa che il suo interlocutore sia un cretino che non capisce nulla. Può darsi che nel caso di Eco fosse vero, ma in genere non mi sembra di avere a che fare, specie negli ultimi tempi, con menti così eccelse e eccezionali da lasciar loro questo tipo di “privilegio”.

Ribadisco: siamo in una società che si professa civile? Cerchiamo allora di comportarci in maniera altrettanto civile. E una persona civile la si riconosce quando discute con qualcuno in disaccordo con lui, non quando parla con chi annuisce e gli dà ragione!

[Concludo suggerendo a chi mi ha etichettato come ignorante di leggersi il “TRATTATO DELLA TOLLERANZA” di Voltaire. Quella sì che sarebbe una lettura veramente “illuminante”.]Aforisma tolleranza

Ora e sempre, forse più convinto di prima: AD MALORA!

 
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Pubblicato da su 6 marzo 2016 in Pensieri.

 

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Non Omen Nomen

Avete notato come in quasi tutti i nomi dei partiti, o degli Stati, o delle Associazioni che si occupano di una determinata cosa, sono presenti degli aggettivi o dei sostantivi che poco hanno a che fare con la realtà delle cose? No?

Io ci ho fatto caso da un po’ di tempo e la cosa mi fa rabbrividire. Molto.

Volete qualche esempio?simboli partiti

Prendiamo i partiti che governano attualmente il nostro Paese: PD, ovvero Partito Democratico. Se vai a guardare bene non ha nulla in sé di democratico. Prima si chiamavano DS, Democratici di Sinistra. Niente di meno democratico e soprattutto nemmeno un’ombra di qualcosa che fosse di sinistra. O vogliamo parlare dell’altro schieramento? PdLPopolo delle libertà. In cui la parola “libertà” è messa lì per creare confusione, ma non ha un significato reale. Figuriamoci “popolo”!
Ma è così un po’ dappertutto.

La vecchia Germania dell’Est era denominata DDR, cioè Repubblica Democratica Tedesca. Essendo una consorella dell’Unione Sovietica, di democrazia lì ne avevano vista ben poca. O la stessa URSS? Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, dove il “socialiste” credo che fosse un aggettivo messo lì come una lontana eco del passato, diciamo.

Ma andiamo avanti.

Ve lo ricordate il PSI, tanto per fare un esempio? Il Partito Socialista Italiano? Non che nel corso degli anni abbia visto attuare loro una qualsiasi politica realmente sociale, eh! Però il simbolo col garofano era mitico!

O la DC? La Democrazia Cristiana? Ora, accostare la parola Democrazia (che credo che sia il termine più abusato e maltrattato dell’ultimo secolo!) al Cristianesimo è qualcosa di molto fantasioso. In effetti, della Chiesa Cattolica che tanto propugna il Cristianesimo si può dire di tutto, ma sostenere che sia mai stata una democrazia, beh!, è alquanto azzardato.

Oppure la Repubblica Popolare Cinese? Che meraviglia! Di reale nel nome c’è soltanto il fatto che si tratti di qualcosa che riguardi il popolo cinese. Forse. Per il resto è tutto abbastanza interpretabile.Congo

La maggior parte delle “Repubbliche” africane sono in realtà dittature militari. Non sto qui a fare tutti gli esempi, perché sarebbe tempo perso.. Ma ha un certo fascino questo accostamento semantico! così come in molti degli Stati del Medio Oriente, dove vale lo stesso identico discorso.O vogliamo parlare dell’Unione Europea, in cui l’unità per ora è solo un miraggio? O del famigerato Stato Islamico, che di stato e di islamico ha veramente poco?

Perché? La dicitura “Protezione Civile“? Che grande lezione lessicale! Il termine “Protezione” rimanda a qualcosa che previene un evento o un accadimento. Qualcosa che ci protegge dalle catastrofi, in questo caso. Ma non ho MAI visto intervenire in vita mia la Protezione Civile prima che qualcosa fosse realmente accaduta. Sempre a conti fatti. Chiamatela allora, che ne so?, “Riparazione Civile“, o “Rimedio Civile“. Avrebbe molto più senso.

E taccio su altro. Ce ne sarebbero degli esempi da fare! A voglia! Cercateli voi nel vostro quotidiano!

Ma allora io mi chiedo: perché fanno così? Perché non mettere un simbolo con su scritto “Partito del Tentativo di Cambiamento“? Oppure “Repubblica Militare“?

Due risposte mi sono sembrate le più sensate:

  1. Quell’aggettivo, quel termine, in realtà rappresenta un’aspirazione, una dichiarazione di intenti. Vorrebbero davvero essere democratici,liberi, socialisti, popolari. Ma è così difficile mettere in pratica un concetto!
  2. Ci prendono in giro. Il sostantivo è posizionato lì ad arte così che il “popolo bue” pensi: “Ah, allora questi sono davvero democratici! Proteggono sul serio!” E si sente subito a suo agio. Ignaro, come sempre.

Vista la scarsa considerazione che ho dell’essere umano, propendo per la seconda ipotesi. È decisamente più realistica.

Dopo tutto, a noi cittadini ci piace da matti essere presi per i fondelli! In ogni caso, con ogni mezzo. EVVIVA!

AD MALORA.

 
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Pubblicato da su 17 novembre 2015 in Pensieri.

 

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Minzione speciale

L’argomento che sto per affrontare è serioso, importante e quanto mai delicato. Più delle guerre, della carestia, della corruzione. Più dei figli delle star, della religione, più del Gender. Più dei Vegani.

Su una ipotetica scala di gravità è allo stesso livello della “fame nel mondo”, o dei “concerti di Madonna”, o della “vitamina B12”. O delle “dighe dei castori”. Fate voi.

Ma bando alle ciance. Vi svelerò quello che mi tormenta da anni, il mio cruccio più grande. Questo:

Olezzanti e disgustosi orinatoi, come potete vedere

Eh sì, signori miei! Gli orrendi, insulsi, schifosi ORINATOI A MURO.

Non sorridete con aria sufficiente, non scuotete le testoline dandomi dell’idiota. Il problema potrebbe riguardare anche voi! Sì, proprio voi!

Ma è mai possibile che in un Paese che si professa civilizzato e “moderno” esistano ancora disseminati qua e là questi antigienici pezzi di ceramica? A nessuno nel 2015 è venuto in mente di togliere dai bagni degli uomini quello che a buon diritto può essere definito un “mezzo per l’espletamento delle funzioni fisiologiche” a dir poco medievale?

Già noi maschi (e non scrivo uomini per rispetto!) non è che brilliamo per la nostra igiene personale. Ci sono tizi che per farsi una doccia aspettano che l’acqua di scarico dei condizionatori d’estate cada loro addosso! So di camionisti sulle nostre autostrade la cui zona pubica è considerata alla stessa stregua di un’arma chimica e devono andare in giro col porto d’armi! Quindi continuare ad incentivare questo barbaro costume, che da molti viene ancora visto come simbolo di assoluta virilità, mi sembra sconcertante.

Ah, badate che pisciare in pubblico con accanto altre persone dovrebbe essere per alcuni motivo d’imbarazzo, più che di vanto! E dare una sgrullata per poi riporre l’attrezzo nelle mutande (senza magari nemmeno lavarsi le mani dopo!) non fa di voi il sex symbol più ambito dalle ragazze del pianeta! E nemmeno dai ragazzi! Anzi, io rabbrividisco per chi poi avrà a che fare da vicino con l’area interessata, visto che per molti quella di usare gli orinatoi è una consuetudine radicata!

Antichi orinatoi

I romani non avevano tatto!

Ho la pelle d’oca! E dovreste averla anche voi!

Io posso capire ai tempi di Vespasiano! La leggenda narra che sia stato proprio il povero Imperatore dei Flavii (oramai ricordato solo per questo che per altre nobili gesta, come per esempio… che ne so?… il Colosseo!) a volere fortemente gli orinatoi pubblici per evitare che la gente facesse pipì per strada come i cani. Ma diamine! Sono passati anche duemila anni!

Ci dovremmo essere un po’ più evoluti da allora, no?

No? NO! C’è ancora gente che piscia per strada? Senza ritegno? Ah, vero! Che postaccio, sto mondo!

Vabbè! In ogni caso io mi batterò con tutte le mie forze affinché ogni singolo orinatoio a muro sia sostituito con una normalissima tazza in porcellana (magari munita di carta igienica!) nel giro di qualche anno. Ne va del futuro del nostro pianeta. Ne va della nostra democrazia non eletta (all’italiana!), ne va di tutto ciò in cui crediamo e amiamo. La consapevolezza. E poi servirà a creare nuovi posti di lavoro nel settore del gres porcellanato

come sempre: AD MALORA!

CAMPAGNA PER L’ABOLIZIONE DEGLI ORINATOI A MURO DAI BAGNI PUBBLICI

Asciugatore elettrico

L’inutile aggeggio

(e visto che ci siamo, anche degli inutili asciugatori elettrici a muro, che ti costringono ad aspettare per 5 minuti sotto il loro getto asmatico, poi scade il tempo e le mani sono ancora bagnate; allora sei costretto a pulirti con la carta igienica del bagno delle donne, che se ti scoprono ci fai anche la figura del maniaco guardone!)

#norinatoiamuro

 
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Pubblicato da su 2 novembre 2015 in Pensieri.

 

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Leggi e Arcobaleni

Lo ammetto.

Ho guardato con una strana curiosità a tutti gli ARCOBALENI che in questi giorni hanno letteralmente sommerso con la loro colorata esplosione ogni angolo del social network più famoso del mondo.Bandiera arcobaleno

Li vedevo ovunque, nei posti più impensati, postati persino dalle persone più improbabili. Non ho partecipato a questa sorta di moda isterica e virale, a dire il vero. Non lo faccio quasi mai. Un po’ perché il mio spirito in costante controtendenza deve per forza dire la sua, un po’ perché dentro di me è andata sempre più formandosi un’amara riflessione.

In pratica la gente celebrava la sentenza della Corte Suprema degli STATI UNITI che sanciva il diritto di matrimonio omosessuale in tutti gli stati della Confederazione. Un atto di civiltà e di crescita sociale. Un atto dovuto. Era ora!

E tutti a festeggiare! A inneggiare al progresso e alla tolleranza! EVVIVA!!!

Poi, come sempre accade, la moda svanisce, la novità diventa logora, e tutto svapora in una bolla di sapone.

Ma la mia amarezza ancora resta.

Mi chiedo cosa ci sia da festeggiare. Cosa abbiamo noi, POPOLO ITALIANO, gay e non, da essere contento!

Non è una decisione che influenza minimamente il nostro Paese. Non ci tocca nemmeno di striscio. Da noi una legge così difficilmente verrà approvata nei prossimi anni. “A DA VENI’ BAFFONE!”

Ma eccoci, invece, tutti nella piazza virtuale di Facebook a giubilare e gioire per un avvenimento a noi totalmente estraneo. Come se, per fare una similitudine, fossimo contenti da morire che in Islanda abbiano approvato una legge che permette alle persone di girare nude per strada durante l’estate. Bellissimo! MERAVIGLIOSO! Un segno di grande apertura mentalechioma-arcobaleno! Ma, a meno che non decidiamo di trasferirci in Islanda e prendere la cittadinanza, gli effetti di una legge simile li potremmo vedere solo in foto!

Inoltre, la cosa che mi atterrisce maggiormente (oltre al fatto che l’emulazione in questa società è diventata una malattia, ormai!), è che se in una Nazione ancora primordiale e arretrata siano riusciti a far passare una legge tale significa che l’Italia è messa ancora peggio di quel che credevo. Sì, perché io reputo un Paese in cui è ancora in vigore la pena di morte, un Paese in cui puoi comprare una pistola come niente fosse, un Paese in cui regnano bieca ignoranza e enormi disparità sociali, un Paese ancora fortemente razzista e guerrafondaio, un Paese in mano ad una ristretta oligarchia che comanda grazie al Dio denaro, beh, io ho sempre pensato che un Paese così sia ancora molto poco civilizzato. O come mi è stato fatto notare, un Paese “giovane”.

Ecco. Se in uno Stato così “giovane” come gli Usa sono riusciti a far approvare una legge come quella dei matrimoni omosessuali, significa che la bella Italia, la grande terra di navigatori, santi e poeti, è ancora lungi da essere un Paese civile.

Perdonatemi, ma io non ci vedo nulla da festeggiare. Anzi….

AD MALORA.

 
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Pubblicato da su 5 luglio 2015 in Pensieri.

 

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